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luglio 11, 20170

Ciao a tutte,

anche quest’anno, finalmente, sono arrivate le tanto attese vacanze estive e, alla fine di questa settimana, trascorsi cinque lunghissimi giorni di preparativi, valigie e pulizie della casa, alla fine, forse, riusciremo a partire!

Uno degli impegni maggiori nei giorni che precedono la partenza è quello di cercare di svuotare il più possibile frigo e freezer e credetemi, per due persone quali siamo mio marito e io, che conservano ogni tipo di avanzo in mille scatole e cartocci, “perchè non si spreca e non si butta mai via nulla”, questa attività riesce davvero a trasformarsi in un’impresa titanica, da affrontare con parecchio anticipo e meticolosa perizia.

Bene, fatta questa premessa, vi propongo un dolce che ho realizzato con gli avanzi di frigo, freezer e dispensa: una cheesecake senza cottura, che ho decorato con la frutta che avevo in casa (ma potete sbizzarrirvi con qualsiasi tipo di frutta voi vogliate o abbiate a disposizione). Devo confessarvi che non ho assolutamente pesato gli ingredienti perchè, come vi dicevo, ho utilizzato gli avanzi e devo dire che il risultato è stato ottimo ugualmente. Dal momento però che è norma rigida, per chi realizza un dolce, pesare e calibrare bene le dosi degli ingredienti, ho calcolato per voi il peso di ognuno dei componenti di questa torta.

Fatela assaggiare anche ai bambini, la adoreranno!

 

Cheesecake estiva allo yogurt (senza cottura)

 

Tempo di preparazione 

  20 minuti + tempo di raffreddamento

 

Ingredienti 

400 g. di Biscotti Digestive 

125 g. burro ammorbidito 

200 g. di Philadelphia a temperatura ambiente ( per ridurre le calorie usate il Philadelphia light)

250 g di yogurt bianco magro

250 g di panna fresca da montare (non zuccherata)

200 g. di Philadelphia

2 cucchiai di zucchero semolato

1 cucchiaio di miele 

i semi di mezza bacca di vaniglia

8 g. di gelatina in fogli (colla di pesce)  

Preparazione

Preparate la base.

Foderate uno stampo a cerchio apribile di  24 cm con pellicola trasparente ( questo vi aiuterà ad estrarre poi il dolce dallo stampo). 

In un mixer frullate i biscotti con il burro ammorbidito ( io lo metto in una ciotola e lo faccio andare in microonde a 900 W  per 7 – 10 secondi). Vi risulterà un composto simile a sabbia bagnata. Compattatelo con le mani sul fondo della tortiera pressando bene con le nocche e poi livellate con il dorso di un cucchiaio. Fate raffreddare la base almeno un’ora in frigorifero poi procedete con la farcitura.

Montate la panna con lo zucchero e tenetela da parte in frigorifero.

Fate ammollare in acqua i fogli di gelatina per almeno 10 minuti. Strizzateli e metteteli a scaldare in un pentolino per qualche secondo (senza farli bollire). Quando saranno sciolti toglieteli dal fuoco e fateli raffreddare prima di unirli al composto. 

In una ciotola capiente schiacciate il Philadelphia con una forchetta poi unite e amalgamate lo yogurt, il miele i semi di vaniglia e la colla di pesce.  Alla fine aggiungete la panna poco per volta mescolando dal basso verso l’alto.

Tirate fuori dal frigo la base e versateci copra il composto, livellate con un cucchiaio e fate rassodare nello scomparto più freddo del frigo per 1 ora prima di decorarla.

Tagliate la frutta in pezzi e decorate la torta, poi  lucidate con la gelatina ( potete usare il Fruttapec) e riponete nuovamente in frigorifero per almeno altre 3 ore. 

 

Buon appetito a tutte, al prossimo post!


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luglio 6, 20170

Ciao a tutte,

oggi voglio proporvi una ricetta che ho creato ieri sera, con le prime melanzane di mio suocero, appena raccolte nell’orto e alcuni dei profumi, che mio marito coltiva nei vasi sul nostro balcone. il basilico e la santoreggia. Quest’ultima è una pianta molto profumata, che ricorda l’origano ma con qualche nota agrumata, ha molte proprietà benefiche, antivirali e antibatteriche oltre a essere ricca di sali minerali . Per un approfondimento sulla santoreggia cliccate qui

Io ho usato le foglie d’ulivo pugliesi ma potete benissimo utilizzare  un altro formato di pasta corta come orecchiette, farfalle, conchiglie ecc.

 Foglie d’ulivo con salsiccia e melanzane profumate

Tempo di preparazione

30 minuti+ tempo di marinatura per le melanzane

 

Ingredienti per 4 persone

380 g di pasta corta 

350 g. circa di melanzane belle sode .

2 cucchiai di capperi sotto sale.

1/cipolla di Tropea.

1 spicchio d’aglio

150 g di salsiccia

10 rametti di santoreggia

10 foglie di basilico

pecorino stagionato

vino bianco q.b. 

40 g di olio EVO

Olio EVO per friggere 

sale grosso q.b.

 

 Preparazione

Lavate molto bene le melanzane sotto l’acqua, eliminate il picciolo verde poi, con il pelapatate, togliete un pochina della buccia ricavando delle strisce sottili ( 5 mm circa )che serviranno per la parte croccante finale e mettetele un frigo avvolgendole in una pellicola trasparente.

 Tagliate le melanzane a fette spesse circa 1 cm e mettetele in una terrina per mezz’ora insieme ai capperi salati e qualche cucchiaio di sale grosso, metteteci sopra un peso. Questo trattamento con il sale permetterà alle melanzane di far uscire la loro acqua un pò amarognola e le renderà belle dolci. 

Mettete le melanzane e i capperi sotto l’acqua corrente e sciacquateli molto bene dal sale. 

Tagliate le melanzane a striscioline di 1 cm e poi a cubetti sempre di 1 cm e mettetele a marinare in una ciotola insieme ai capperi, al basilico e alla santoreggia tritati ( tenete da parte un rametto di santoreggia e un paio di foglie di basilico per la decorazione finale), la cipolla tagliata sottile, uno spicchio d’aglio diviso a metà, 20 g. di olio. Coprite con pellicola trasparente e lasciate marinare per un’ora.

In una padella capiente mettete un filo d’olio e fate rosolare la salsiccia un paio di minuti,  poi aggiungete le melanzane marinate con cipolla capperi, le erbe e fate rosolare il tutto, sfumando con un pò di vino bianco. 

Mettete a bollire l’acqua per la pasta e mentre la pasta cuoce scaldate in una piccola pentolina l’olio in cui poi friggerete le striscioline di buccia di melanzane.

Quando l’olio sarà bollente ( fate la prova immergendo un piccolo pezzetto di buccia, se si creano tante piccole bollicine scoppiettanti intorno alla buccia l’olio è alla giusta temperatura) immergete le striscioline per qualche secondo poi scolatele e fatele asciugare dall’olio su carta assorbente. 

Scolate la pasta leggermente al dente e mettetela nella padella con un cucchiaio di acqua di cottura, fatela mantecare insieme alle melanzane e alla salsiccia per circa un minuto.

Impiattate, decorando con la santoreggia, il basilico fresco, le striscioline di buccia croccanti cosparse con qualche grano di sale grosso . Grattuggiate alla fine  il pecorino stagionato e condite con un giro di olio EVO.

 

Abbinamento al vino

Vi consiglio un vino da tutto pasto come il Tai rosso dei colli berici che si accompagna al sapore deciso ma fresco e leggermente agrumato del piatto. 

 

Buon appetito a tutte, al prossimo post!


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luglio 4, 20170
Ciao a tutte,
oggi voglio darvi un accenno al tema del mio libro: le donne, le mamme e il lavoro.
Ovviamente non vi parlerò del libro nella sua integrità, vi dirò soltanto che una parte l’ho dedicata ad un sondaggio.
Basandomi su alcune esperienze che ho vissuto in prima persona, ho sviluppato un questionario sul tema donna e lavoro e l’ho somministrato ad un numero abbastanza cospicuo di donne, residenti in Italia. Niente di scientifico quindi, semplicemente opinioni a confronto su quello che vuol dire, oggi, essere una donna con una famiglia alle spalle, sulle soddisfazioni o i disagi che viviamo quotidianamente, sulle difficoltà che incontriamo nell’incastrare tutti i nostri impegni di donne lavoratrici, di mogli, di madri.
Come vi dicevo non voglio, in questa sede, svelarvi  il contenuto del libro voglio solo riportarvi, con qualche mia considerazione finale, la testimonianza di una di loro, una giovane donna italiana, che però oggi non risiede in Italia perché qualche anno fa si è trasferita in Germania, dove vive con suo marito e la sua piccola bimba di due anni.
Queste sono alcune delle sue parole per rispondere alle mie domande:
“Lavoro part-time 25 ore alla settimana come barista per una grossa catena di caffetterie, conosciuta e presente in tutto il mondo, non mi sono mai sentita discriminata nella vita per il fatto di “essere donna”,né per la mia età, né per il mio aspetto fisico. Non mi sono mai sentita discriminata semmai aiutata e quasi privilegiata, per il fatto di essere una futura mamma e ora una mamma, sul mio posto di lavoro (sono l’unica donna-mamma nonché la più anziana, sia dal punto di vista lavorativo che anagrafico).
Sono relativamente soddisfatta del tempo che riesco a dedicare alla mia famiglia perché ho un orario di lavoro, studiato a tavolino col mio capo, che mi permette di stare tutto il pomeriggio con la bimba dopo che è stata al nido e ho i weekend e tutte le feste comandate libere, cosa difficile nel nostro settore dato che siamo aperti 365 giorni l’anno. Mi lasciano libera anche per compleanni di famiglia, se desidero giorni particolari, posso chiedere di averli liberi e al 99,9% li ottengo. Mi sento estremamente rispettata dal mio capo e dai miei colleghi, che mai si lamentano dei miei privilegi. Certo per mantenerli, devo svegliarmi molto presto la mattina e quindi a volte sono stanca ma la vedo come un “dare e avere”: il mio capo non è tenuto a darmi gli orari di cui ho bisogno e a lasciarmi a casa nei weekend, quindi vedo il tutto come equo, per questo motivo lavoro volentieri le mie ore e mi sento trattata equamente.
Nel Paese in cui vivo, il sistema di sostegno è particolarmente forte da parte del governo: per ogni figlio si percepiscono 192€ al mese, dal terzo figlio 198€, dal quarto 223€, fino al completamento degli studi, anche se i ragazzi vivono fuori casa. Ne hanno diritto tutti i bambini, indipendentemente dal reddito familiare.
Dopo la nascita del figlio, si possono prendere fino a tre anni di pausa dal lavoro (di cui uno viene pagato al 67% ) e alcune aziende, come ad esempio la mia, offrono la possibilità di stare a casa fino a 5 anni, mantenendoti il posto di lavoro.
Il padre ha diritto a 2 mesi di paternità che possono diventare di più, accorciando quelli della madre.
Nella regione in cui vivo, quindi non in tutta la Germania, esiste una particolare agevolazione per mandare i bambini al nido e alla scuola materna a costo zero per 30 ore la settimana, divise in 5 ore al giorno, pasto incluso per tutti, figli di disoccupati compresi. Le ore in più di cui si necessita vengono pagate in base al reddito, numero di figli ecc, un buon metodo per agevolare il rientro della madre al lavoro, dopo il periodo di maternità.
Un discorso a parte e molto più articolato, riguarda le mamme che non lavorano o che si trovano a gestire il figlio/i da sole. Ricevono aiuti ma non so in che misura.
In caso di urgenza estrema e di impossibilità momentanea dei genitori di prendersi cura dei figli per alcune ore, esiste un sistema statale, che manda una persona a casa per l’urgenza.
Importante per il portafoglio ritengo anche il fatto che tutte le medicine (anche omeopatiche), eventuali vaccini e visite da qualsiasi dottore sono a carico dell’assicurazione sanitaria che in Germania è privata ma per chi non ha lavoro la paga lo Stato.
Concludo dicendo che sì, sembra tutto bellissimo e molto ben organizzato ma torneremo comunque presto in Italia  e ci rimetteremo in gioco perché confido ancora che la nostra meravigliosa Italia possa smuoversi e migliorare. Sembra tutto rose e fiori qui ma forse sono stata semplicemente fortunata io ad incontrare persone rispettose e umili nel mio cammino lavorativo, anche perché la mia azienda si basa su modelli forti, provenienti dal sistema americano in cui il rispetto per i lavoratori è fondamentale in base al motto: “happy workers=happy customers=happy bank account!
Ci tenevo a riportarvi le sue parole, in primo luogo perché condivido pienamente il suo pensiero finale, viviamo in una terra meravigliosa, ricca di storia, un luogo che trabocca di cultura e passione.
Da italiana lo dico a gran voce e senza vergogna amo la nostra terra, sono fiera della mia nazionalità e non vorrei essere in nessun altro posto, se non qui!
Da donna e da mamma però, non posso dire la stessa cosa e lo affermo piena di rammarico. Siamo costrette a vivere in una continua dicotomia tra l’essere donne, mamme e l’essere delle lavoratrici efficienti, il che significa doverci assimilare in tutto e per tutto ad un uomo. Siamo onesti, in una famiglia il carico di lavoro di una donna è nettamente superiore di quello maschile e allora perché noi donne fatichiamo così tanto ad ottenere nella società un riconoscimento per quello che facciamo, non ultimo in termini di sostegno economico alla famiglia?
Non voglio proseguire oltre, lascio a voi le considerazioni del caso, con la speranza che, quando sarà pubblicato abbiate voglia e tempo di leggere l’opinione che, non solo io ma anche molte di voi, hanno sulla questione.
Concludo solo con questa considerazione: sono un’idealista, questo è vero, me lo dicevano fin da bambina. Ricordo ancora che un amico, eravamo poco più che adolescenti, mi diede severamente della sciocca sognatrice, non chiedetemi riguardo a cosa perché non lo ricordo assolutamente, però ricordo ancora nitidamente le sue parole: ” Ma svegliati ed esci dall’Ovetto Kinder!!!”
Sorrido ancora quando ci penso, perché dopotutto aveva ragione, sono un’inguaribile sognatrice e a volte mi ritaglio una realtà tutta mia, in cui gli ingranaggi si incastrano perfettamente senza intoppi, in cui è facile distinguere ciò che è bene da ciò che è male, in cui non esistono né le vie di mezzo, né i grigi.
Forse dovrei rassegnarmi è vero, la realtà oggi è davvero molto distante dal mio mondo ideale ma sono convinta che la bambina che è dentro di me non voglia farlo. Credo invece che continuerò a nutrire la speranza che il futuro migliore ci sia, qui in Italia, che ci sarà prima o poi una vera e concreta iniziativa a livello nazionale, per agevolare le famiglie e le donne e chissà, magari nascosto da qualche parte nel nostro Bel Paese c’è qualcuno più qualificato di me in materia, che, allo stesso modo, crede che i sogni si possano realizzare, se lo vuoi fermamente.
Da parte mia continuerò a sperarlo, per me, per tutte noi ma soprattutto per il futuro dei nostri figli.
Ciao a tutte, al prossimo post
AnnaritaS.

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luglio 3, 20170

Ciao a tutte,

oggi vi voglio proporre la ricetta delle pesche ripiene alla piemontese. Una ricetta che la mia mamma ha rielaborato rispetto all’originale e che dopo mille suppliche, sono riuscita a conquistare (più o meno spontaneamente).

Si tratta di un piatto che si presta benissimo a concludere un pasto, noi le mangiamo spesso come dessert durante i pranzi domenicali.

Accompagnatele, se volete, con una pallina di gelato, al cioccolato, alla vaniglia, stracciatella o crema.

E’ perfetto anche da proporre ai bambini come merenda golosa.

 

Pesche ripiene alla piemontese (ricetta della mamma)

Tempo di preparazione

       30 minuti

 

Ingredienti

6 pesche “spaccatelle” di media grandezza

65 g amaretti

35 g di biscotti secchi 

1 cucchiaino di zucchero di canna

3 cucchiaini di cacao amaro

1 paio di cucchiai di  succo di pesca

Per la cottura

2 cucchiaini di burro

2 cucchiai di zucchero di canna

Qualche cucchiaio di succo di pesca.

 

Preparazione

Lavate accuratamente le pesche e tagliatele a metà estraendo il nocciolo.

Scavatele leggermente e mettete la polpa in una ciotola.

Unite amaretti e biscotti secchi pestati o passati nel mixer.

Aggiungete il cucchiaino di zucchero di canna, il cacao e bagnate con il succo di pesca. Deve risultare della consistenza della sabbia bagnata.

Farcite le mezze pesche con il composto e adagiatele nella casseruola unta con il burro.

Cospargete la superficie con i 2 cucchiai di zucchero di canna.

Fatele cuocere a fuoco dolce in una casseruola antiaderente con il coperchio per circa 20 minuti, unendo il succo di pesca.

Oppure cuocete in forno preriscaldato per 30 minuti a 175 gradi.

Lasciatele raffreddare prima di servire.

Servite con il sugo di cottura.

 

Abbinamento al vino

Vi consiglio un Moscato fiori d’arancio, che  richiama i profumi della frutta e dell’estate.

 

Buon appetito a tutte, al prossimo post!

 


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luglio 1, 20170

Ciao a tutte,

oggi voglio parlarvi dell’importanza che ha avuto la cucina per mio marito e per me da quando è nato nostro figlio. Devo dire che in realtà il cibo ci ha sempre accomunati parecchio perché entrambi, da buoni italiani quali siamo, amiamo la buona cucina.

Non siamo mai stati due grandi chiacchieroni mio marito e io ma devo dire che, da quando stiamo insieme, i momenti di silenzio sono sempre stati scarsi; quando si è fidanzati ci sono sempre tantissime cose da raccontarsi, dopo il matrimonio ci si vede solo la sera e si chiacchiera della propria giornata. Nell’ultimo anno, però, l’arrivo di nostro figlio ha riempito ogni piccolo spazio del tempo libero che ci ritagliavamo: impegnati a tutte le ore del giorno tra lavoro, casa e pannolini sporchi, non trovavamo più nemmeno un momento da dedicare a noi e al nostro dialogo. La sera arrivavamo sempre troppo stanchi e spossati per raccontarci le nostre giornate, crollavamo sul divano a tarda ora e spesso l’unico scambio di opinioni che avevamo riguardava il colore o la consistenza della pupù del nostro bebè.

Sono convinta che il silenzio sia un momento fondamentale per la coppia e che vada valorizzato come tale, senza sentirsi necessariamente in dovere di riempirlo; vorrei poter dire lo stesso della pupù di mio figlio ma, per quanto sia una mamma orgogliosa, non ritengo possa essere un grande valore aggiunto per il rapporto mio e di suo padre. Preferisco di gran lunga che rimanga là, nascosta nel suo pannolino.

Per fortuna, è venuta in nostro soccorso la passione che condividiamo per la cucina.

Mio marito e io abbiamo sempre amato cucinare l’uno per l’altra e stupirci con prelibati manicaretti. Da quando abitiamo insieme, il momento della preparazione dei piatti è diventato ancora più importante per noi e per il nostro benessere di coppia:

In cucina come nella vita siamo l’uno la spalla dell’altro.

vita di coppiaCosì, passato il primo duro periodo dopo la nascita di nostro figlio, ci siamo sforzati, nonostante la stanchezza di fine giornata, di non comprare i cibi già pronti ma di riprendere a farlo insieme. Allora, quasi senza accorgercene, abbiamo ricominciato a dialogare, anche solo per mezz’oretta tra una zucchina, un pentola e un bicchiere di vino; concentrati su quello che stavamo facendo, avevamo ripreso a raccontarci le nostre giornate e anche i momenti di silenzio erano tornati a essere attimi positivi e non pesanti vuoti, segno solo della nostra stanchezza.

Naturalmente poi crollavamo ugualmente sul divano a discutere sulla catarsi della pupù di nostro figlio ma questa, credo, è storia da genitori.

Ovviamente, non pretendo di sostenere che questa sia la medicina universale di tutte le coppie, per curare i momenti di crisi o di maggiore stress. Certo, se cucinare non è una vostra passione, non vi servirà un granché. Il principio però si può applicare a qualsiasi altra attività, un giro in bicicletta o in moto, un aperitivo insieme, giardinaggio, bricolage, insomma tutto ciò che vi accomunava e amavate condividere con il vostro partner durante il tempo libero, prima dell’arrivo del bebè.

Diventare genitori è davvero una grande gioia ma spesso tendiamo a metterci da parte, la vita di coppia passa in secondo piano perché il nuovo arrivato assorbe tutte le nostre energie. È naturale mettere il vostro bambino prima di tutto e sarebbe impossibile agire diversamente soprattutto nel primo periodo. Ricordatevi però che anche voi e il vostro benessere siete importanti, è giusto perciò, dopo i primi mesi di assestamento dedicare dei momenti a noi stessi e alla coppia. Magari all’inizio sarà solo mezz’ora ma credetemi, anche se breve, si tratterà  di un momento in cui penserete solo a voi e vi permetterà di prendere fiato e ricaricare le pile. Se non avete nonni zii o parenti che possono tenervi il bebè per un’oretta, chiedete ad amici o vicini di casa fidati. Vi assicuro che ne guadagnerete anche in buonumore.

Ciao a tutte mammedisperate e buon week-end! ♥♥♥

 

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