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settembre 13, 20170

Quante volte i vostri figli vi hanno posto questa domanda?

Magari alla fine avete ceduto e li avete accontentati oppure avete spiegato loro le mille razionali motivazioni per le quali non potete adottare un cane: “Se siamo tutti  casa durante il giorno, chi se ne occuperebbe? A chi toccherà curarsi dei suoi bisogni come andare a fare una passeggiata, essere spazzolato, accudito ecc? E quando saremo in vacanza chi baderà a lui?” Queste sono solo alcune delle obiezioni possibili all’insistente richiesta dei vostri bambini e in effetti come darvi torto, sono tutte motivazioni più che valide! È vero, sarebbe assai egoistico e crudele adottare un “Fido” amico e poi disfarsene perché incapaci di accudirlo; non è di certo mia intenzione spingervi verso una scelta di cui vi pentirete. In questo articolo voglio solo darvi un’opinione, secondo la mia esperienza, sul legame speciale che può instaurarsi tra il vostro bambino e il fedele batuffolo a quattro zampe.

Non ho intenzione di parlarvi per sentito dire delle innumerevoli doti “magiche” che hanno molti cani nell’aiutare l’essere umano in difficoltà, prima di descrivervi però alcuni episodi di interazione bambino-cane, che ho vissuto in prima persona, vedendoli accadere tra mio figlio e la nostra cagnolina Zoe, vi illustro alcuni esempi su cui mi sono documentata, in cui i cani si sono dimostrati di supporto per l’uomo.

Oggigiorno tutti conoscono la “Pet Therapy” visto che oramai è diventata così diffusa ma la Pet Therapy non è di certo una “neonata”, nacque negli anni sessanta, fondata da uno psichiatra americano, Boris Levinson. Levinson scoprì, casualmente, l’azione positiva della compagnia del proprio cane su un piccolo paziente con comportamenti autistici. Iniziò quindi le prime ricerche, per verificare l’efficacia terapeutica degli animali da compagnia sul recupero di persone con gravi disagi psichici. Levinson giunse alla conclusione che la presenza di un animale domestico favoriva un certo rilassamento, una disponibilità al dialogo e una maggiore collaborazione da parte dei pazienti. La Pet Terapy è una terapia non invasiva, che si fonda sul rapporto affettivo ed emozionale uomo-animale e cerca di promuovere un benessere psico-fisico.

Molti casi hanno dimostrato poi che i cani possono essere, ad esempio, di supporto per prevedere gli attacchi epilettici o per fiutare alcuni tipi di tumori.

Risale al 2012 l’arrivo in Italia di Lucy e Glenn, due Labrador, assunti a tutti gli effetti dall’Ospedale di Pergine Valsugana in provincia di Trento, dopo esser stati addestrati in Inghilterra a riconoscere, attraverso il loro fiuto, i tumori prima dei test scientifici.
La loro missione è quella di identificare le cellule malate in campioni di urine ma non solo, riconoscono anche i cali di zucchero nel sangue dei diabetici e possono diagnosticare la narcolessia .

Questi cani sono attendibili più del 90% in tumori agli stadi iniziali.

Meno nobile il suo scopo ma certamente molto utile la nostra cagnolina di casa, Zoe, che vedete nella foto in evidenza in testa all’articolo, viene a chiamarmi con la zampa quando mio figlio ha il pannolino da cambiare, che sia pieno di pipì o di pupù, se i due stanno giocando insieme in salotto, lei gli annusa il sederino e ogni tanto viene a piangere da me, chiamandomi con la zampa: questo gesto significa che il pannolino è pieno di pipì o di pupù! La sua missione di salvataggio del bebè però non finisce qui, corre a prendere un osso da rosicchiare, ci accompagna in bagno e si accovaccia sul tappeto, mordendo il suo meritato trofeo, finchè l’operazione non è conclusa!

Nonostante però sia dimostrato che la crescita di un bambino in presenza di un animale domestico ne migliora tantissimo il carattere, lo fortifica emotivamente e lo aiuta a socializzare con gli altri, ci sono degli accorgimenti che l’adulto deve tenere perché l’amicizia tra i due sia positiva e salutare per entrambi.

Se perciò finalmente vi siete fatti convincere da vostro figlio a prendere un compagno a quattro zampe, vi lascio, a conclusione dell’articolo, tre consigli dettati dalla mia esperienza di mamma.

  1. Vigilate quando giocano insieme: Vi faccio l’esempio della nostra cagnolina. Zoe è delicatissima con il nostro bimbo, se lui le ruba un gioco, nonostante lei sia sempre stata gelosissima di suoi pupazzi, glielo lascia, pur di non rischiare di mordergli le sue piccole e delicate manine e aspetta che lui lo abbandoni prima di andarselo a riprendere. Dall’altro lato però è molto espansiva in quanto ad effusioni e coccole e capita che involontariamente faccia sbilanciare l’equilibrio, già precario, di nostro figlio. Meglio perciò sorvegliarli quando giocano insieme in modo che si possa scongiurare la possibilità che il cane, inavvertitamente, possa far male al bambino.
  2. Spiegate al bambino come si interagisce  con il cane: mio figlio ha 18 mesi e spesso confonde la cagnolina con un pupazzo inanimato, tirandole il pelo e le orecchie. La nostra Zoe non reagisce e glielo lascia fare ma sicuramente la cosa non è piacevole per lei, senza contare il fatto che non tutti i cani sono pazienti allo stesso modo. La mia strategia, per fargli capire che sbaglia senza spaventarlo, è cercare sempre di spiegare a mio figlio che, se fa del male alla sua cagnolina lei potrebbe stufarsi, rifiutarsi di giocare ancora con lui o peggio, andarsene dalla nostra casa.
  3. “Tenete d’occhio” i comportamenti del cane: da quando è nato il nostro bambino accade spesso che Zoe si dimostri poco amichevole con gli estranei, in presenza del bebè. La cagnolina ha assunto su di sè il ruolo di protettrice suprema del nuovo arrivato. Come vi dicevo, Zoe è buona e innocua, infatti basta che l’estraneo in questione le allunghi una mano con fare amichevole perché lei lo lecchi e ci faccia amicizia. E’ importate però che Zoe, come faceva prima della nascita del bambino, riconosca gli “amici” del padrone dagli estranei e non si scagli ad abbaiare contro chiunque indistintamente. Per quanto mi riguarda, sto ottenendo degli ottimi risultati bloccandola poco prima dell’abbaio, mettendomi davanti a lei, nel momento in cui la persona si sta avvicinando a noi. Mi spiego meglio, sono a casa e l’elettricista suona il campanello. Zoe in quel momento sta per iniziare ad abbaiare disperatamente, perché ha fiutato l’estraneo che arriva in casa sua a minacciare il suo cucciolo. C’è un brevissimo istante, quello in cui non ha ancora iniziato ad abbaiare, in cui riesco, mettendomi davanti a lei facendola rimanere seduta e dicendole ” EHI” con tono autoritario, ad impedire che si scateni in lei l’agguerrito istinto di difesa del bebè.  Se vi dovesse capitare un cane con il comportamento simile quello di Zoe, chiedete un supporto al veterinario, per farvi consigliare il modo giusto di comportarvi con il vostro cane.

L’ultimo consiglio che voglio darvi prima di adottare il vostro Fido amico, è di informarvi bene sulle razze esistenti e sulle loro peculiarità. Ci sono cani portati alla vita in famiglie con un bambino e altri meno socievoli, cani più energici, che hanno bisogno di muoversi spesso e altri più pigri e sedentari. Insomma anche loro, come noi, hanno “caratteri” differenti gli uni dagli altri, che è giusto rispettare. Meglio essere più accurati nella fase di scelta che ritrovarsi poi a far soffrire il nuovo arrivato oppure, nei casi peggiori, a doverlo dare via, perché non riusciamo a gestirlo.

Qua la zampa e buona giornata a tutte!

 

 

 

 


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luglio 1, 20170

Ciao a tutte,

oggi voglio parlarvi dell’importanza che ha avuto la cucina per mio marito e per me da quando è nato nostro figlio. Devo dire che in realtà il cibo ci ha sempre accomunati parecchio perché entrambi, da buoni italiani quali siamo, amiamo la buona cucina.

Non siamo mai stati due grandi chiacchieroni mio marito e io ma devo dire che, da quando stiamo insieme, i momenti di silenzio sono sempre stati scarsi; quando si è fidanzati ci sono sempre tantissime cose da raccontarsi, dopo il matrimonio ci si vede solo la sera e si chiacchiera della propria giornata. Nell’ultimo anno, però, l’arrivo di nostro figlio ha riempito ogni piccolo spazio del tempo libero che ci ritagliavamo: impegnati a tutte le ore del giorno tra lavoro, casa e pannolini sporchi, non trovavamo più nemmeno un momento da dedicare a noi e al nostro dialogo. La sera arrivavamo sempre troppo stanchi e spossati per raccontarci le nostre giornate, crollavamo sul divano a tarda ora e spesso l’unico scambio di opinioni che avevamo riguardava il colore o la consistenza della pupù del nostro bebè.

Sono convinta che il silenzio sia un momento fondamentale per la coppia e che vada valorizzato come tale, senza sentirsi necessariamente in dovere di riempirlo; vorrei poter dire lo stesso della pupù di mio figlio ma, per quanto sia una mamma orgogliosa, non ritengo possa essere un grande valore aggiunto per il rapporto mio e di suo padre. Preferisco di gran lunga che rimanga là, nascosta nel suo pannolino.

Per fortuna, è venuta in nostro soccorso la passione che condividiamo per la cucina.

Mio marito e io abbiamo sempre amato cucinare l’uno per l’altra e stupirci con prelibati manicaretti. Da quando abitiamo insieme, il momento della preparazione dei piatti è diventato ancora più importante per noi e per il nostro benessere di coppia:

In cucina come nella vita siamo l’uno la spalla dell’altro.

vita di coppiaCosì, passato il primo duro periodo dopo la nascita di nostro figlio, ci siamo sforzati, nonostante la stanchezza di fine giornata, di non comprare i cibi già pronti ma di riprendere a farlo insieme. Allora, quasi senza accorgercene, abbiamo ricominciato a dialogare, anche solo per mezz’oretta tra una zucchina, un pentola e un bicchiere di vino; concentrati su quello che stavamo facendo, avevamo ripreso a raccontarci le nostre giornate e anche i momenti di silenzio erano tornati a essere attimi positivi e non pesanti vuoti, segno solo della nostra stanchezza.

Naturalmente poi crollavamo ugualmente sul divano a discutere sulla catarsi della pupù di nostro figlio ma questa, credo, è storia da genitori.

Ovviamente, non pretendo di sostenere che questa sia la medicina universale di tutte le coppie, per curare i momenti di crisi o di maggiore stress. Certo, se cucinare non è una vostra passione, non vi servirà un granché. Il principio però si può applicare a qualsiasi altra attività, un giro in bicicletta o in moto, un aperitivo insieme, giardinaggio, bricolage, insomma tutto ciò che vi accomunava e amavate condividere con il vostro partner durante il tempo libero, prima dell’arrivo del bebè.

Diventare genitori è davvero una grande gioia ma spesso tendiamo a metterci da parte, la vita di coppia passa in secondo piano perché il nuovo arrivato assorbe tutte le nostre energie. È naturale mettere il vostro bambino prima di tutto e sarebbe impossibile agire diversamente soprattutto nel primo periodo. Ricordatevi però che anche voi e il vostro benessere siete importanti, è giusto perciò, dopo i primi mesi di assestamento dedicare dei momenti a noi stessi e alla coppia. Magari all’inizio sarà solo mezz’ora ma credetemi, anche se breve, si tratterà  di un momento in cui penserete solo a voi e vi permetterà di prendere fiato e ricaricare le pile. Se non avete nonni zii o parenti che possono tenervi il bebè per un’oretta, chiedete ad amici o vicini di casa fidati. Vi assicuro che ne guadagnerete anche in buonumore.

Ciao a tutte mammedisperate e buon week-end! ♥♥♥

 

Guarda le mie Ricette

 


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giugno 28, 20170

Stanche, stressate, non avete mai un secondo di tempo per voi e vi sentite uno straccio?

Leggete e seguite questi 3 semplici consigli e domani mattina vi sveglierete con il sorriso!

L’assioma fondamentale per una madre è: LA MIA FAMIGLIA VIENE PRIMA DI TUTTO

Ma ripetete nella mente quello che segue :

  1. Niente è urgente e indispensabile nella vita, solo respirare e nutrirsi
  2. Si vive una volta sola!
  3. Se vi sentirete meglio con voi stesse, ne guadagnerete in buonumore e ne beneficerà tutta la famiglia.

Detto questo, siete appena tornate a casa dal lavoro? Immaginate di aver scoperto proprio in questo momento che domani ci sarà la fine del mondo:

volete davvero dedicare tutta la vostra serata a lavare piatti, riordinare la casa, rincorrere i vostri figli e discutere con vostro marito?

 

Credo concordiate con me che le priorità, in vista della fine del mondo sono altre, quindi ecco qui cosa dovete fare:bagno rilassante

 

  1. Concedetevi 30 minuti solo per voi. Lasciate i bambini a vostro marito, prendetevi un bicchiere della vostra bibita preferita e una ciotolina di patatine (chissenefrega della dieta e della prova costume!).
  2. Chiudetevi in bagno con della musica, luce soffusa, una candela profumata se ce l’avete (oppure spruzzate del profumo nell’aria), scacciate i pensieri, isolatevi dal mondo esterno e godetevi un bel bagno caldo. Se come me non avete la vasca, aprite l’acqua della doccia e lasciatela andare per cinque minuti in modo che si crei vapore nella stanza, nel frattempo, in quei cinque minuti, spogliatevi mettevi l’accappatoio e sedetevi a terra, chiudete gli occhi e sorseggiate la vostra bibita, sgranocchiando patatine. Sforzatevi di svuotare la mente, poi entrate in doccia. (Badate bene di ignorare rumori sospetti nelle altre stanze, dopotutto anche se i vostri figli vi avranno rotto un vaso, chissenefrega, è solo un oggetto e dopotutto, domani ci sarà la fine del mondo e non vi servirà più)
  3. Passata la mezzora, dopo esservi profumate e incremate, uscite dal bagno rilassate e sorridenti, ordinate una pizza per tutti e scherzate, giocate, coccolate la vostra famiglia proprio come se quello fosse il vostro ultimo giorno sulla terra.

Risultato assicurato: andrete a letto con il sorriso e l’indomani mattina vi sveglierete completamente ricaricate*.

Provare per credere!

 

Ciao ciao mamme disperate, ci vediamo al prossimo post

* o quasi… condizione soggetta a cambiamenti causa presenza di risvegli per biberon notturni. Però dai, coricarsi con il sorriso è già un ottimo risultato per una mamma disperata 😉


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giugno 27, 20170

Ciao a tutte,

ecco il tema del post di oggi: Uomini!

Ho riflettuto parecchio prima di iniziare a scrivere questo articolo. Se fossi ancora a scuola il mio professore di Italiano lo avrebbe sicuramente giudicato “fuori tema”. In effetti un pochino distante dalle tematiche del mio blog lo è, tanto più che, nonostante mi sia spremuta le meningi, non saprei in che categoria metterlo:

  • Donne e lavoro? Mmm  in effetti gli uomini, per noi donne, si traducono in un vero e proprio lavoro, con un elevato tasso di aumento di mansioni e responsabilità dopo il matrimonio. Nonostante ciò, non possiamo posizionarlo in questa categoria, perchè il “mestiere” di amica, confidente, compagna, moglie (e chi più ne ha più ne metta) che noi svolgiamo per i cari uomini non è di certo un lavoro nel significato canonico del termine (anche se a questo riguardo si potrebbe aprire un lungo ed estenuante dibattito).
  • Consigli 360? Si è vero, noi donne elargiamo davvero consigli a 360 gradi ai nostri uomini. Consigli di vita, per il lavoro, consigli sull’abbigliamento:”Cucciolo mio, la pancia fuori lasciamola alle teen-ager,meglio che tu indossi una maglietta che supera la cintura dei pantaloni”, consigli di alimentazione: “dopotutto amore, finchè qualche studio scientifico non dimostrerà che nutrirsi solo di pane e pancetta fa bene alla salute, meglio che introduci anche altri alimenti nella tua dieta”… le sotto-categorie potrebbero essere infinite ma i miei Consigli 360 si rivolgono solo a noi donne quindi, nemmeno questa calza a pennello.
  • Cucina e Ricette? Quanti pranzetti prelibati avete cucinato ai vostri uomini? Immagino abbiate perso il conto, se vi dilettate almeno un pochino in cucina. Una torta a sorpresa, una cenetta romantica per San Valentino o semplicemente il suo piatto preferito per tirargli su il morale. Nemmeno questa categoria però può essere utilizzata perchè quello di cui voglio parlarvi oggi non riguarda propriamente le attenzioni e le carinerie che noi donne abbiamo per i nostri cari ometti.

Decidete voi, usando la vostra immaginazione, in che categoria metterlo, da parte mia ho deciso che lo posizionerò in questa:

“Uomini, istruzioni per l’uso (…quando te ne ritrovi uno in casa)”.

Si perchè quando ti arriva un uomo per casa è come se comprassi un computer nuovo. Un computer di ultima generazione con un processore potentissimo, pieno di potenzialità ma che non sai assolutamente come utilizzare perchè ti mancano le conoscenze di base per farlo. Insomma, non è che oggigiorno i computer te li regalano infatti hai speso parecchi soldi per averlo, il problema è che ti sei resa conto della tua ignoranza in materia solo dopo averlo comprato, quindi ti trovi di fronte a tre strade:

  1. Mettere il pc nel cassetto e lasciarlo là inutilizzato. In questo modo però non solo perderesti l’occasione di fare grandi cose con la tua nuova “macchina” ma avresti anche speso soldi inutilmente.
  2. Riportarlo al negozio e chiedere il rimborso (sempre che il bene che hai acquistato sia rimborsabile). Sarebbe però una sconfitta che ti costringerebbe ad ammettere che hai davvero fatto un acquisto sbagliato.
  3. Correre ai ripari, facendo un corso accelerato di utilizzo del pc, magari un corso per principianti all’inizio memorizzando poche conoscenze di base, così poi, con il tempo, potrai approfondire e impratichirti sempre di più.

Bene, parlando di uomini (come di computer d’altronde) direi che la seconda è la strada migliore da percorrere.

Certo all’inizio non sarà facile perchè ci saranno giorni in cui un orso in letargo ti sembrerà più vitale di lui, in quei momenti tutto l’amore che provi per il tuo uomo non basterà a soffocare i fumi che ti usciranno da testa, bocca e orecchie ma non disperare, dopo il “corso accelerato per principianti” imparerai a fare un “debug”  del nuovo pc che hai acquistato, “la macchina uomo”. Capirai allora che ci sono delle situazioni in cui sarà necessario portare pazienza, fare gli opportuni aggiornamenti e poi riavviare il sistema. Un esempio per essere più chiara:

Lui torna dal lavoro e, varcando la porta di casa, si sta già lamentando di quanto lunga e stressante sia stata la sua giornata. Immaginando nella sua mente che tu sia rimasta tutto il giorno sul divano a limarti le unghie, si sdraia sul divano e inizia a giocare con il cellulare. Ad un certo punto alza la testa, ti guarda con occhi adoranti e prima che la voce gli esca dalla bocca, tu ti senti rincuorata perché, dentro di te, sei già sicura che si sia ricordato che non ti ha ancora chiesto come stai, quando alla fine con voce ruffiana ti chiede: “Amore mio, puoi controllare se c’è una birra in frigo per il tuo maritino assettato?”

Cosa dice il “manuale”  in questo caso specifico?

Niente di più facile, ecco la risposta per il tuo adorato maritino: “Nessun problema amore mio, ti prendo la birra perchè ti amo con tutto il cuore e farei qualsiasi cosa per te”.

Allora tu prendi la birra, la stappi, gliela versi nel bicchiere (quello apposito per la birra perchè uno non vale l’altro), ci sputi dentro quel tantino che basta per sentirti meglio e portargliela con un grande sorriso e un bacio affettuoso per le sue labbra. Se state pensando che “il manuale per l’uso” sia troppo severo, ricordatevi che così facendo potrete mantenere il vostro buonumore, ne guadagnerà perciò anche il vostro uomo e poi non siete mica un’estranea, dopotutto i baci amorosi dati in bocca non implicano anche scambi di saliva? Avete solo deciso di metterne un pochina anche birra, alla fine sempre di amore si tratta!

Un altro esempio.

Lui ti ha promesso che prima dell’estate farà un pò di lavoretti in casa, compreso piantare i chiodi nel muro.

Tu ti sei ormai convinta che la tua vita sia peggio di “Ritorno al futuro”: è da quando siete sposati che ti promette di piantare i chiodi, di estati ormai ne sono passate parecchie e, a questo punto, sei costretta ad ammettere che lui vive in una realtà alternativa, parallela alla tua. Nel suo mondo tutti i quadri sono attaccati al muro e tu riesci a guardare nell’orologio in cucina senza accucciarti, perché finalmente è là, appeso sopra la credenza e non accantonato sotto lo scaffale, tra le patate e i croccantini del cane.

Istruzioni per l’uso riportate nel “manuale” : ricordati sempre che l’hai sposato perché lo ami e dai ascolto alla tua amica, esperta di arredamento per interni, che entrando in casa ti ha fatto i complimenti per la scelta di non appendere i quadri che, appoggiati, sono davvero molto moderni!

Bene ragazze, il manuale è davvero molto lungo e fitto di esempi ma, visto che siamo ancora alle prime armi e teniamo davvero tanto al nostro nuovo “computer”, non vorremmo rischiare di rovinarlo: meglio fermarci qui e assimilare queste brevi nozioni iniziali, magari più avanti, integreremo con nuove istruzioni… 😉

Ciao a tutte, al prossimo post

 

 

 


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giugno 27, 20170

Buongiorno a tutte voi mamme disperate ,

eccomi qui con il primo post sul mio blog neonato.  Ecco, a dire il vero, non è l’unico neonato che ho qui in casa, si perchè nell’altra stanza c’è un adorabile impegnativo a volte urlante bebè che l’anno scorso è venuto al mondo, donando a suo padre e a me la gioia più grande e immensa.

Oggi finalmente, dopo mesi di astinenza e faticosa privazione mi sono prenotata un appuntamento dalla parrucchiera, nella speranza di rilassarmi e godermi un’ora (scarsa) tutta per me (illusa…).

Mia mamma, causa impegno improvviso, non può tenermi il bambino.  Pazienza dico, non mi faccio scoraggiare da un piccolo intoppo, magari mi rilasserò di meno ma, se non altro, ne uscirò felice, con la mia bella messa in piega appena fatta.

Corro tutta la mattina per sbrigare le faccende in casa che, che tra l’altro, quel giorno includono per la maggior parte lavare e stendere tutti gli innumerevoli accessori e indumenti del calcio che ovviamente mio marito ha dimenticato umidi nella sacca da almeno una settimana (a volte penso che stia allevando una nuova razza umana, una popolazione di piccoli calciatori lillipuziani che vive nella sua borsa e si nutre di sudore stantio…). Corro tutta la mattina dicevo, per godermi, senza pensieri e in santa pace, la seduta dalla parrucchiera.

Preparo tutto il necessario per mio figlio, bibe con camomilla, ciuccio, ciuccio di scorta, giochi, pappa calda perché magari facciamo tardi e il mio dolce bebè si trasforma nella peggiore versione di un Gremlin ( per chi non conoscesse il film “Gremlins”, vedere sotto la trasformazione), se non mangia all’ora giusta , bibe di latte perché non si sa mai che facciamo ancora più tardi e non ha la merenda, che allora la trasformazione nel mostro è completa ed  eccolo qui:

gremlins buono gremlin cattivogremlins cattivissimo

 

lascio l’acqua nella ciotola del cane, mi carico in spalla il bebè, la mia borsa, la sua borsa, scendo tre rampe di scale (non abbiamo l’ascensore a casa) e trionfante apro l’auto: sorpresaaaaaaa!!! NON C’E’ IL SEGGIOLINO-AUTO… E NEMMENO IL PASSEGGINO!!!

drago sputafuocoL’adorabile essere che mi sono sposata si è tenuto tutto in macchina sua… così, dopo essermi traformata nel peggiore dei draghi sputafuoco, immaginando di incenerire mio marito lì, di fronte a me, faccio un bel rewind di tutte le operazioni che ho appena svolto (comprese le tre rampe di scale) , entro in casa, guardo amorevolmente mio figlio mentre lo metto nel box, gli do un bacino sulla fronte con un monito per il futuro : “fortuna che ci sei tu cucciolo mio, non diventare mai come tuo padre!”  e me ne vado in bagno, sconsolata a lavarmi i capelli….

Uomini, bisogna amarli tanto per non sopprimerli!

 

Il mio consiglio per salutarvi è: Se tenete al vostro benessere e all’incolumità di vostro marito, controllate sempre che il seggiolino e il passeggino siano nell’auto, prima di prenotare un appuntamento dalla parrucchiera!

 

Ciao ciao Mamme Disperate, al prossimo post

 


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giugno 27, 20170

Ve lo dico con sincerità, per quanto mi riguarda, non c’è niente di più vero nella frase: “genitori non si nasce ma si diventa”. Non sono una di quelle madri che va predicando quanto sia stato facile trasformarsi da donna, a moglie, a madre.  Non fraintendetemi, si tratta del viaggio migliore che potessi mai intraprendere nella mia vita, il più impegnativo certo ma anche quello che mi sta donando una gioia immensa e indescrivibile. E’ una strada piena di traguardi ed emozioni positive: la soddisfazione di vedere tuo figlio che cammina o la gioia di condividere semplici momenti come una famiglia. Una grande felicità dicevo, come guardare tuo marito trentaseienne, tuo figlio di soli sei mesi e, non ultima la tua cagnolina che, addormentati nel lettone, ronfano nella stessa identica posizione, gambe (o zampe posteriori) a forbice, braccia (o zampe anteriori) allungate in avanti, mentre emettono all’unisono un fastidioso ronzio che ti impedisce di chiudere occhio, ma che ti stampa anche un enorme sorriso sulle labbra e ti riempie il cuore di gioia.

Il punto è, parlo per me, che non è un percorso semplice, tutt’altro, è fitto di ostacoli da superare e non sempre si riesce ad essere razionali e valutare le cose con obiettività. Viviamo vite frenetiche, siamo spesso stanchi e stressati e nella somma di tutti i fattori rischiamo di smarrire la strada del benessere di coppia.

Vi faccio un esempio per essere più chiara. L’anno scorso, come ormai avrete capito, è nato il nostro bambino. Suo padre e io, come tutti i neo-genitori dopo la gioia e l’euforia iniziale per il nuovo arrivato, ci siamo ritrovati ad affrontare una serie di situazioni completamente nuove: cambi pannolino, allattamento a tutte le ore, coliche frequenti. I preparativi per uscire poi si erano trasformati in veri e propri lungometraggi interminabili, da far invidia alla trilogia completa de “Il Signore degli Anelli”, insomma una rivoluzione in grande stile, non solo della nostra routine ma anche del nostro equilibrio di coppia. La difficoltà maggiore è stata quella di adattarsi ad una vita completamente in balia del nostro piccolo neonato. Prima eravamo in due e riuscivamo a ricavarci momenti di relax e chiacchiere, ogniqualvolta ne avevamo bisogno, quando per esempio, ci sentivamo stanchi o stressati dalla nostra giornata: un aperitivo dopo lavoro, una passeggiata, una ricetta cucinata insieme sorseggiando un buon vino. Tutte queste attività ci aiutavano a rilassarci, a coricarci con più serenità, ad affrontare la vita con più energia e a mantenere il nostro equilibrio di coppia.

Neo-genitori stanchiCon il bebè però la priorità non eravamo più noi e le nostre esigenze ma lui e soltanto lui con le sue improrogabili e irrinunciabili necessità, era come se l’universo in cui vivevamo si fosse trasformato in un enorme buco nero, una realtà “bebè-centrica” che risucchiava tutte le nostre energie. Dovevamo metterci da parte, il tempo libero non era più soltanto nostro, non riuscivamo più a ricavarci quei momenti di relax che da sempre erano stati gli alleati del nostro equilibrio. Aggiungeteci che il lavoro e il mondo esterno non si fermano perché siete appena diventati genitori, continuano a scorrere e a presentarvi gli stessi problemi che avevate prima. Infine non ultimo, bisogna dire che una donna dopo il parto ha un carico tale di ormoni che si trasforma in una vera e propria bomba di sentimenti pronta ad esplodere, riducendo di un bel po’ la capacità di osservare e valutare le cose in maniera distaccata e oggettiva. Non fraintendetemi, con questo non voglio dire che non fossimo immensamente felici del dono immenso che avevamo ricevuto ma non mi vergogno a confidarvi, in tutta onestà, che durante i primi mesi abbiamo faticato davvero moltissimo per ristabilire un’armonia di coppia.

Volete la ricetta miracolosa per superare questo periodo di assestamento? Mi piacerebbe tanto potervela dare, purtroppo non esiste una medicina universale per curare qualsiasi situazione di crisi post-nascita.

La strategia che per noi si è rivelata vincente è stata quella di affrontare giorno per giorno, senza fare troppi programmi a lungo termine e senza pretendere troppo da noi stessi.

Mi spiego. Poteva capitare che iniziassimo una conversazione con serenità ma che poi finissimo per discutere e innervosirci. Pazienza mi dicevo dentro di me, oggi siamo nervosi e ma domani andrà meglio. Non che sia facile capire quando è giusto mollare la presa per il quieto vivere e quando invece puntare i piedi con il proprio partner, tanto più che, come dicevo una donna post gravidanza è veramente un miscuglio di sentimenti ed emozioni molto poco razionali e difficili da gestire: gli ormoni, l’allattamento, l’essere completamente a disposizione del bebè a qualsiasi ora del giorno, metteteci anche possibili problemi del neonato tipo coliche varie ed eventuali e, non ultimo, il disagio di non essere esattamente in perfetta forma fisica. Nessun essere umano riuscirebbe a sopravvivere a un tale cataclisma! Pensate invece che noi donne riusciamo a reggere tutto questo, magari a volte andiamo in crisi e sentiamo il bisogno di urlare ma direi che, vista la particolare situazione, è davvero il minimo. Gli uomini dal canto loro, si sentono spesso messi da parte durante i primi mesi di vita del bambino, proprio perché la mamma viene completamente assorbita dal bebè.

Bene, consapevoli quindi dell’immensa forza che avete per tutto quello che state facendo per il vostro bambino e per la famiglia, non pretendete troppo dal vostro rapporto di coppia, perché i mesi successivi alla nascita le vostre vite subiranno uno stravolgimento tale che non riuscirete a ristabilire subito l’equilibrio, siate molto pazienti e se l’eventuale motivo di litigio non è davvero importante per voi, mollate la presa. Per una volta si può anche lasciar correre, ve lo dice una che non è mai stata abituata a soprassedere ma, a costo di mordersi la lingua fino a farla sanguinare, ha dovuto imparare a farlo, in nome del benessere di coppia e della famiglia.

Vedrete che, con pazienza e con il passare del tempo vi assesterete, vi abituerete alle nuove dinamiche e l’equilibrio tornerà!

Ciao a tutte mammedisperate, al prossimo post


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giugno 27, 20170

Ciao a tutte,

non voglio iniziare questo articolo con le solite lamentele fini a sé stesse o pensereste che io sia una di quelle madri che se ne sta tutto il santo giorno a crogiolarsi tra pannolini sporchi, panni da lavare e secchi traboccanti di autocommiserazione. Vi chiedo di portare pazienza per il tono retorico del discorso ma credo sia giusto condividere anche i pensieri e i fatti più scomodi.

Vi pongo una semplice domanda senza verbi, aggettivi o complementi, una parola soltanto:

Discriminazione?

Datemi della presuntuosa ma credetemi, la domanda è assolutamente retorica. Cancelliamo l’ipotesi e sostituiamola seduta stante con un punto esclamativo.

Discriminazione!

Ecco cosa siamo costrette a vivere tutte noi, donne, mogli, madri quotidianamente.

E a tutte voi che leggendo state pensando “ma questa cosa sta dice? Io non mi sento e mai mi sono sentita discriminata per il mio essere donna”, chiedo solo di riflettere con attenzione alle righe seguenti e dare a sé stesse una risposta sincera.

Avete mai sentito nessuno, strombazzando contro un automobilista, imprecare e urlare: “D’altra parte cosa ci si può aspettare, al volante c’è una donna!”, oppure usare altre formule meno originali, entrate addirittura nei luoghi comuni, come: “Donna al volante pericolo costante”, “Donne e motori gioie e dolori”?

Ebbene credo che nella vita di ognuna di noi sia accaduto che qualcuno suonasse il clacson per farci capire, in modo poco amichevole di darci una mossa o spostarci dalla sua traiettoria, oggigiorno viviamo tutti in una corsa continua e instancabile, sempre preda di un’incredibile fretta, saremmo capaci di suonare anche al piccione che sosta sulla nostra carreggiata per farlo spostare prima che il semaforo diventi rosso. Beh datemi pure della femminista sfegatata se volete ma, tornando alla suonata di clacson, non credete che almeno una delle volte in cui vi hanno strombazzato, lo abbiano fatto appiccicandovi addosso l’epiteto di “Donna incapace al volante?” Beh care lettrici, non credo che sia necessario che vi dica che questa è discriminazione bella e buona! Oltretutto lasciatemi aggiungere che tra la mia cerchia di conoscenze ci sono molti più uomini poco abili in auto, rispetto alle gentil-signore!

Ancora un altro esempio, siete donne di successo nel mondo del lavoro? Lavorate in un ambiente prettamente maschile e vi siete fatte strada a suon di sgomitate?

Certo può essere che per arrivare dove siete abbiate dovuto fare qualche favore, ingraziarvi il capo o così via, può essere invece che l’azienda in cui lavorate sia particolarmente meritocratica e non faccia distinzioni di genere ma siate sincere, non vi è mai giunta all’orecchio la voce:

“Chissà cos’avrà fatto per ingraziarsi il suo capo?!”

Questa non è quindi discriminazione?

Certo, non vivo nel mondo delle favole e non nego che tali episodi possano accadere, può capitare di atteggiarsi in modo particolarmente gentile per ottenere maggiore considerazione ma mi chiedo perché solo le donne e non gli uomini dovrebbero usare questi “audaci mezzi” per scalare le vette aziendali?

Perchè una donna di successo dovrebbe aver usato una strada preferenziale mentre il suo analogo di sesso maschile sarà al contrario meritevole?

Questi episodi accadono, è un dato di fatto ma si verificano per le donne così come per gli uomini. La meritocrazia è così difficile da ottenere che, se serve qualche piccolo aiuto per arrivare al traguardo tanto ambito di una promozione, si cede a qualche vezzeggiativo in più per conquistare il proprio superiore.

Il punto della questione in realtà è un altro. Il fatto è che, a parti invertite l’uomo in questione riceverebbe chissà quante pacche sulle spalle da amici e colleghi per la bella prodezza, una donna al contrario subirà una miriade di appellativi poco educati. Quindi, ricapitoliamo questo assioma fondamentale della nostra società:

Uomo che si fa il suo capo per ricevere una promozione = un gran figo!

Donna che si fa il suo capo per ricevere una promozione= una gran vacca!

Ancora una volta siamo di fronte a discriminazione!

Vogliamo analizzare poi quanta fatica deve fare una donna che ama il proprio lavoro ma anche la propria famiglia? Il mondo del lavoro oggi è ancora prettamente maschile e purtroppo siamo ancora ben distanti dall’utopia che una donna possa raggiungere il successo o più banalmente la soddisfazione lavorativa alla pari dei suoi colleghi uomini. Fortunatamente oggigiorno stanno aumentando le aziende “in rosa” dove i vertici sono occupati da colletti bianchi “in gonnella” o comunque dove c’è rispetto e considerazione anche per le esigenze del personale femminile con una famiglia alle spalle ma, a mio parere, sono ancora troppo poche.

Vivete costantemente in bilico tra lavoro e famiglia, destreggiandovi meglio di un equilibrista circense?

donna tuttofareSe doveste mai lamentarvi dello stress che siete costrette a vivere ogni giorno, cercando di incastrare tutti gli impegni come se la vostra vita fosse un enorme puzzle, sapete cosa vi risponderebbero? Che il segreto per vivere felici è sapersi accontentare.

Si certo dico io, sapersi accontentare come no, io sarei davvero davvero felice di potermi accontentare! Considerando però che mio marito ha uno stipendio medio, anche ipotizzando di eliminare tutti i vezzi estetici tipo cerette, manicure, trucco e parrucco, tanto l’adorabile creatura che mi sono sposata (lo dico sempre con amore ovviamente) nemmeno se ne accorgerebbe se, tornato a casa dal lavoro, trovasse Carlo Cracco invece di sua moglie dietro ai fornelli della nostra cucina. Dicevo, anche eliminando tutte le spese extra, come si può pensare che una famiglia media, con figli a carico, riesca ad arrivare a fine mese con uno stipendio soltanto? Quando mi chiedete di accontentarmi e vivere con meno, intendete forse senza acqua, luce, gas? Giusto per capire perché, per quanto ammiri la comunità e la filosofia Hamish, la vedo poco attuabile qui da noi. Dunque, appurato che sapersi accontentare non contempla che una donna possa esimersi dal lavoro retribuito (tralascio la questione della soddisfazione personale), forse per accontentarsi intendete che chieda al mio capo un part time o mi cerchi un lavoro mezza giornata… ah ecco si, ora è tutto chiaro, prendo meno ma passo più tempo con i miei figli e la mia famiglia e mi accontento, rinunciando a qualche extra, beh ditemi dove devo firmare e lo faccio subito! Peccato però che in fondo al contratto ci sia anche una piccola clausola, quasi illeggibile ma fondamentale: “Offerta è vincolata alla disponibilità di mercato”. Ecco, lo sapevo che c’era il “barbatrucco”! Ottenere un part time dal proprio datore di lavoro o peggio ancora essere alla ricerca di un lavoro per mezza giornata soltanto è oggigiorno un’impresa praticamente impossibile! Avrei forse più probabilità di vincere il Giro d’Italia io che la bicicletta l’ho presa in mano l’ultima volta in quinta elementare. Anche in questo caso perciò parliamo di utopia!

Bene, concludo tutto questo lungo discorso.

Secondo la mia modesta opinione, noi donne e mamme di oggi assomigliamo più agli dei dell’Olimpo, dotate di poteri soprannaturali, più che a semplici esseri umani. Premesso ciò, va detto che le lamentele fini a sé stesse sono davvero poco “divine”, cerchiamo perciò di usare i nostri immensi super-poteri per trovare una soluzione al problema. Anche il cambiamento più piccolo e apparentemente insignificante potrà portare in voi una maggiore serenità. Ecco 3 semplici consigli:

  • Non tacete mai il vostro pensiero e non soffocate la vostra voce.

Conoscete il detto: “l’unione fa la forza?”. Bene, se vi sentite discriminate, alzatevi e parlate, confrontatevi con altri perché un coro farà sempre maggior rumore di una singola voce. Il silenzio è spesso la strada più facile ma è anche il peggiore alleato del nostro benessere interiore, un problema taciuto si ingrandisce sempre di più e prima o poi rischia di esplodere causandovi molto dolore. Trovare la forza di esprimere un disagio potrà invece aprire una strada davanti a voi, una via che prima vi sembrava chiusa e magari scoprirete che altri vorranno percorrerla con voi. Forse il risultato non sarà una rivoluzione ma una cosa è certa: vi sentirete meglio con voi stesse, il che, direi, è già un gran traguardo!

  •  Concedetevi dei momenti solo vostri.

Viviamo in una realtà in cui alcune dinamiche sono ancora lontane dal migliorare. Se non potete modificare ciò che vi circonda, cambiate voi in prima persona. Ricavatevi degli spazi per dedicarvi a voi stesse e sentirvi meno frustrate a fine giornata. Ne beneficeranno anche i vostri figli e vostro marito, se sarete più sorridenti.

  • Chiedete aiuto.

Come fare a ricavarsi degli spazi, se tra lavoro e famiglia siamo sempre oberate e non abbiamo quasi il tempo per respirare?

papà figlio lavatriceImparate a delegare, a chiedere aiuto e a fidarvi degli altri. È vero che i nostri mariti sono spesso restii alle faccende domestiche, ma è altrettanto vero che a volte siamo proprio noi donne a volerci arrangiare. Permettete loro di aiutarvi, anche se magari non saranno precisi e accurati come voi nel caricare la lavastoviglie o stendere il bucato, riuscirete così a ricavarvi quella mezz’ora di tempo da dedicare a ciò che vi fa stare bene. Se poi i signori uomini si dimostreranno restii ad aiutarvi beh, impegnatevi a fondo per spingerli a contribuire alle faccende domestiche.

bambini preparano la tavola

Lo stesso vale per i bambini che possono ad esempio dare una mano a preparare la tavola, spreparare ecc. Se ognuno darà il suo contributo, il carico di lavoro che avrete sulle spalle sarà molto più leggero.

 

 

Non esiste una ricetta universale per spronare i nostri mariti ad aiutarci ma una cosa è certa, ognuna di noi dentro di sé, conosce alla perfezione i punti deboli del proprio partner, beh il mio consiglio è usateli per arrivare allo scopo.

Per quanto mi riguarda, ho trovato la mia strada per la spazzatura. Il mio maritino pigro e stanco dopo la lunga giornata lavorativa, nei primi anni di matrimonio, faticava a portarla fuori e, continuando a rimandare la questione, andava a finire che si dimenticava di farlo, così mi ritrovavo il balcone traboccante di immondizia puzzolente. Con la nascita di nostro figlio, la situazione è peggiorata perché i pannolini usa e getta sono molto pratici ma di sicuro non profumano nel bidone dei rifiuti. Dovevo trovare una soluzione.

Bene, decisi di ammutinarmi e non muovere più nemmeno un dito in fatto di spazzatura; prima o poi pensai, farà schifo anche a lui avere il terrazzo terribilmente sporco e maleodorante. Non vi nego che la cosa non è stata affatto semplice, perché ho dovuto chiudermi occhi e naso per parecchi mesi prima di ottenere il mio piccolo traguardo ma alla fine ce l’ho fatta! Mio marito ha riordinato e lavato tutto il terrazzo e non dimentica più nemmeno una volta di portare fuori l’immondizia la sera.

Attualmente sono alla ricerca di una soluzione per spronarlo a tenersi in ordine armadio e cassetti che periodicamente mi tocca mettere a posto, visto che spesso non trovo nemmeno un posticino per riporci i panni stirati. Vi terrò aggiornate sull’esperimento 😉.

Ultima cosa prima di salutarvi, se non l’avete già vista, guardatevi questa bellissima pubblicità degli elettrodomestici Indesit #Doittogether, molto significativa direi… http://doittogether.indesit.it/

Ciao a tutte, al prossimo post