Donne, mamme, Italia e futuro

luglio 4, 20170
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Ciao a tutte,
oggi voglio darvi un accenno al tema del mio libro: le donne, le mamme e il lavoro.
Ovviamente non vi parlerò del libro nella sua integrità, vi dirò soltanto che una parte l’ho dedicata ad un sondaggio.
Basandomi su alcune esperienze che ho vissuto in prima persona, ho sviluppato un questionario sul tema donna e lavoro e l’ho somministrato ad un numero abbastanza cospicuo di donne, residenti in Italia. Niente di scientifico quindi, semplicemente opinioni a confronto su quello che vuol dire, oggi, essere una donna con una famiglia alle spalle, sulle soddisfazioni o i disagi che viviamo quotidianamente, sulle difficoltà che incontriamo nell’incastrare tutti i nostri impegni di donne lavoratrici, di mogli, di madri.
Come vi dicevo non voglio, in questa sede, svelarvi  il contenuto del libro voglio solo riportarvi, con qualche mia considerazione finale, la testimonianza di una di loro, una giovane donna italiana, che però oggi non risiede in Italia perché qualche anno fa si è trasferita in Germania, dove vive con suo marito e la sua piccola bimba di due anni.
Queste sono alcune delle sue parole per rispondere alle mie domande:
“Lavoro part-time 25 ore alla settimana come barista per una grossa catena di caffetterie, conosciuta e presente in tutto il mondo, non mi sono mai sentita discriminata nella vita per il fatto di “essere donna”,né per la mia età, né per il mio aspetto fisico. Non mi sono mai sentita discriminata semmai aiutata e quasi privilegiata, per il fatto di essere una futura mamma e ora una mamma, sul mio posto di lavoro (sono l’unica donna-mamma nonché la più anziana, sia dal punto di vista lavorativo che anagrafico).
Sono relativamente soddisfatta del tempo che riesco a dedicare alla mia famiglia perché ho un orario di lavoro, studiato a tavolino col mio capo, che mi permette di stare tutto il pomeriggio con la bimba dopo che è stata al nido e ho i weekend e tutte le feste comandate libere, cosa difficile nel nostro settore dato che siamo aperti 365 giorni l’anno. Mi lasciano libera anche per compleanni di famiglia, se desidero giorni particolari, posso chiedere di averli liberi e al 99,9% li ottengo. Mi sento estremamente rispettata dal mio capo e dai miei colleghi, che mai si lamentano dei miei privilegi. Certo per mantenerli, devo svegliarmi molto presto la mattina e quindi a volte sono stanca ma la vedo come un “dare e avere”: il mio capo non è tenuto a darmi gli orari di cui ho bisogno e a lasciarmi a casa nei weekend, quindi vedo il tutto come equo, per questo motivo lavoro volentieri le mie ore e mi sento trattata equamente.
Nel Paese in cui vivo, il sistema di sostegno è particolarmente forte da parte del governo: per ogni figlio si percepiscono 192€ al mese, dal terzo figlio 198€, dal quarto 223€, fino al completamento degli studi, anche se i ragazzi vivono fuori casa. Ne hanno diritto tutti i bambini, indipendentemente dal reddito familiare.
Dopo la nascita del figlio, si possono prendere fino a tre anni di pausa dal lavoro (di cui uno viene pagato al 67% ) e alcune aziende, come ad esempio la mia, offrono la possibilità di stare a casa fino a 5 anni, mantenendoti il posto di lavoro.
Il padre ha diritto a 2 mesi di paternità che possono diventare di più, accorciando quelli della madre.
Nella regione in cui vivo, quindi non in tutta la Germania, esiste una particolare agevolazione per mandare i bambini al nido e alla scuola materna a costo zero per 30 ore la settimana, divise in 5 ore al giorno, pasto incluso per tutti, figli di disoccupati compresi. Le ore in più di cui si necessita vengono pagate in base al reddito, numero di figli ecc, un buon metodo per agevolare il rientro della madre al lavoro, dopo il periodo di maternità.
Un discorso a parte e molto più articolato, riguarda le mamme che non lavorano o che si trovano a gestire il figlio/i da sole. Ricevono aiuti ma non so in che misura.
In caso di urgenza estrema e di impossibilità momentanea dei genitori di prendersi cura dei figli per alcune ore, esiste un sistema statale, che manda una persona a casa per l’urgenza.
Importante per il portafoglio ritengo anche il fatto che tutte le medicine (anche omeopatiche), eventuali vaccini e visite da qualsiasi dottore sono a carico dell’assicurazione sanitaria che in Germania è privata ma per chi non ha lavoro la paga lo Stato.
Concludo dicendo che sì, sembra tutto bellissimo e molto ben organizzato ma torneremo comunque presto in Italia  e ci rimetteremo in gioco perché confido ancora che la nostra meravigliosa Italia possa smuoversi e migliorare. Sembra tutto rose e fiori qui ma forse sono stata semplicemente fortunata io ad incontrare persone rispettose e umili nel mio cammino lavorativo, anche perché la mia azienda si basa su modelli forti, provenienti dal sistema americano in cui il rispetto per i lavoratori è fondamentale in base al motto: “happy workers=happy customers=happy bank account!
Ci tenevo a riportarvi le sue parole, in primo luogo perché condivido pienamente il suo pensiero finale, viviamo in una terra meravigliosa, ricca di storia, un luogo che trabocca di cultura e passione.
Da italiana lo dico a gran voce e senza vergogna amo la nostra terra, sono fiera della mia nazionalità e non vorrei essere in nessun altro posto, se non qui!
Da donna e da mamma però, non posso dire la stessa cosa e lo affermo piena di rammarico. Siamo costrette a vivere in una continua dicotomia tra l’essere donne, mamme e l’essere delle lavoratrici efficienti, il che significa doverci assimilare in tutto e per tutto ad un uomo. Siamo onesti, in una famiglia il carico di lavoro di una donna è nettamente superiore di quello maschile e allora perché noi donne fatichiamo così tanto ad ottenere nella società un riconoscimento per quello che facciamo, non ultimo in termini di sostegno economico alla famiglia?
Non voglio proseguire oltre, lascio a voi le considerazioni del caso, con la speranza che, quando sarà pubblicato abbiate voglia e tempo di leggere l’opinione che, non solo io ma anche molte di voi, hanno sulla questione.
Concludo solo con questa considerazione: sono un’idealista, questo è vero, me lo dicevano fin da bambina. Ricordo ancora che un amico, eravamo poco più che adolescenti, mi diede severamente della sciocca sognatrice, non chiedetemi riguardo a cosa perché non lo ricordo assolutamente, però ricordo ancora nitidamente le sue parole: ” Ma svegliati ed esci dall’Ovetto Kinder!!!”
Sorrido ancora quando ci penso, perché dopotutto aveva ragione, sono un’inguaribile sognatrice e a volte mi ritaglio una realtà tutta mia, in cui gli ingranaggi si incastrano perfettamente senza intoppi, in cui è facile distinguere ciò che è bene da ciò che è male, in cui non esistono né le vie di mezzo, né i grigi.
Forse dovrei rassegnarmi è vero, la realtà oggi è davvero molto distante dal mio mondo ideale ma sono convinta che la bambina che è dentro di me non voglia farlo. Credo invece che continuerò a nutrire la speranza che il futuro migliore ci sia, qui in Italia, che ci sarà prima o poi una vera e concreta iniziativa a livello nazionale, per agevolare le famiglie e le donne e chissà, magari nascosto da qualche parte nel nostro Bel Paese c’è qualcuno più qualificato di me in materia, che, allo stesso modo, crede che i sogni si possano realizzare, se lo vuoi fermamente.
Da parte mia continuerò a sperarlo, per me, per tutte noi ma soprattutto per il futuro dei nostri figli.
Ciao a tutte, al prossimo post
AnnaritaS.

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