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giugno 28, 20171

Ciao a tutte,

Il post di oggi vuole essere un omaggio a tutte le donne, presenti e passate, che si sono applicate e ingegnate in cucina. Chef professioniste ma anche donne comuni che da sempre mettono in tavola pranzi, cene, merende, colazioni, piatti più o meno elaborati per sfamare, consolare, stupire parenti e amici.

Nella mia famiglia è sempre esistita una grande passione per la cucina. Nessun professionista del settore, ma tante donne di diverse generazioni che hanno dedicato il loro cuore e il loro tempo ai fornelli.

Le mie nonne, materna e paterna, le bisnonne, le prozie, mia mamma. Ognuna di queste fantastiche signore ha dato il proprio contributo al grande volume, in fascicoli sparsi, che spero prima o poi di riuscire a riordinare, della storia culinaria della nostra famiglia, una storia che, tra le mura del focolare domestico e sopra i camini a legna, le cucine economiche e i moderni forni, ha poggiato magiche pentole piene di golosi intrugli per circa cento anni, attraversando le due grandi guerre.

Sembrano così distanti eppure, se ci pensiamo bene sono dietro l’angolo gli anni in cui, stremate dal secondo grande conflitto mondiale, le abili mani delle nostre bisnonne preparavano ricette di recupero con pochi poveri ingredienti, cercando di ingegnarsi per rendere meno triste la loro tavola.

Quasi invisibili agli occhi del mondo esterno, le donne durante la guerra, quelle che non erano impegnate a far da staffetta tra i partigiani, combattevano la loro silenziosa battaglia per la resistenza. Trascorrevano le loro giornate percorrendo estenuanti camminate verso la campagna, per racimolare magari solo un uovo o un briciolo di farina; in lunghe file davanti a negozi, giorno dopo giorno sempre meno forniti, per conquistare qualche misero ingrediente e ingegnarsi a cucinarlo con quanta più fantasia possibile. Tutti i loro sforzi erano volti a portare in tavola un pranzo o una cena, il più dignitosi possibile, per i loro figli e mariti.

Alcune di loro scrissero manuali di cucina, per spiegare alle altre come sfamare la famiglia, utilizzando la scarsità di materie prime a disposizione. Voglio citarvi una di loro, che sento in parte mia conterranea perché, come mia madre, ha origini mantovane. Si tratta di Amalia Moretti Foggia, terza donna medico in Italia che, con lo pseudonimo di Petronilla, pubblicava nel 1941 le sue Ricette per tempi eccezionali.

Questa donna diede un contributo alla cucina del risparmio fornendo ricette, per esempio, per la preparazione della maionese con pochissimo uovo, pochissimo olio, limone e una patata. “Pestate pestate pestate” ripete Petronilla alle sue contemporanee, “pestate pestate pestate” e ne uscirà una maionese densa e spumosa, alla quale dovrete aggiungerci acqua da quanto sarà soda più dell’originale, ricca di uova e olio. Le sue istruzioni sono sempre condite, da bravo medico qual era, con consigli sull’igiene alimentare, fatto che oggi ci sembra ordinario ma nell’Italia popolare di quei tempi non lo era affatto.

Sarebbe davvero una grossa perdita se questa donna, straordinaria e all’avanguardia per i suoi tempi, passasse inosservata ai posteri. Senza nulla togliere al sig. Artusi e al sorprendente contributo che diede alla storia della cucina italiana, dietro alla cui opera si cela peraltro un’altra fantastica donna, la sua governante Marietta Sabatini.

È giusto rendere giustizia ad Amalia come a tante altre donne mamme, nonne, mogli comuni che nell’arco degli anni e dei secoli hanno provveduto, senza esigere onori o glorie, a tramandare le nostre tradizioni culinarie e a saziare gli appetiti, anche in momenti difficili.

Forse qualcuno potrà dire che la il mestiere dello chef è più adatto al genere maschile e che poche donne possono reggere il ritmo frenetico delle cucine professionali e forse quel qualcuno non ci permetterà di entrare nella sua preziosa cucina. Pazienza dico io, tutto questo è solo l’ennesimo segno della discriminazione che le donne sono costrette a subire. Di tutta risposta mi limito a citare alcune chef italiane stellate che con amore, pazienza, devozione portano avanti a livello professionale la nobile arte della cucina. Parlo di Cristina Bowerman, Viviana Varese, Anna Dente, Marianna Vitale, Alice Delcourt, Aurora Mazzucchelli ma non solo, parlo anche di tutte le altre chef professioniste che svolgono questo mestiere, con tanta forza e tanta tenacia.

È necessario che invece noi che cuciniamo per passione o magari anche solo per saziare la nostra famiglia noi, donne di ogni giorno, alziamo la testa e la voce e ci impegniamo a portare avanti la memoria del nostro Paese, dedicandoci con orgoglio alla cucina di tutti i giorni. Probabilmente non saremo mai in grado di cucinare piatti altamente sofisticati e scenografici, ma abbiamo la fortuna di guardare negli occhi familiari e amici mentre mangiano le nostre semplici pietanze, di poche pretese.

«La cosa straordinaria» mi raccontò una mia cara amica dopo aver cucinato un piatto di polpette al sugo per il suo bimbo di quattro anni «è che dopo averle assaggiate non mi sembravano poi così prelibate, ma lui, mangiandole, mi fissava con gli occhi che brillavano di gioia: “Sono le polpette più buone che io abbia mai mangiato, mammina!”. Non ho mai cucinato con grande passione,» aggiunse, «ma quel giorno mi sono sentita la cuoca migliore del mondo.»

Il bambino non dimenticherà mai le polpette della sua mamma, per lui saranno sempre le migliori del mondo e tra molti anni ricorderà ancora il sapore e il volto della mamma mentre gliele cucinava.

La cucina è memoria femminile!

Ciao a tutte, al prossimo post

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