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luglio 1, 20170

Ciao a tutte,

oggi voglio parlarvi dell’importanza che ha avuto la cucina per mio marito e per me da quando è nato nostro figlio. Devo dire che in realtà il cibo ci ha sempre accomunati parecchio perché entrambi, da buoni italiani quali siamo, amiamo la buona cucina.

Non siamo mai stati due grandi chiacchieroni mio marito e io ma devo dire che, da quando stiamo insieme, i momenti di silenzio sono sempre stati scarsi; quando si è fidanzati ci sono sempre tantissime cose da raccontarsi, dopo il matrimonio ci si vede solo la sera e si chiacchiera della propria giornata. Nell’ultimo anno, però, l’arrivo di nostro figlio ha riempito ogni piccolo spazio del tempo libero che ci ritagliavamo: impegnati a tutte le ore del giorno tra lavoro, casa e pannolini sporchi, non trovavamo più nemmeno un momento da dedicare a noi e al nostro dialogo. La sera arrivavamo sempre troppo stanchi e spossati per raccontarci le nostre giornate, crollavamo sul divano a tarda ora e spesso l’unico scambio di opinioni che avevamo riguardava il colore o la consistenza della pupù del nostro bebè.

Sono convinta che il silenzio sia un momento fondamentale per la coppia e che vada valorizzato come tale, senza sentirsi necessariamente in dovere di riempirlo; vorrei poter dire lo stesso della pupù di mio figlio ma, per quanto sia una mamma orgogliosa, non ritengo possa essere un grande valore aggiunto per il rapporto mio e di suo padre. Preferisco di gran lunga che rimanga là, nascosta nel suo pannolino.

Per fortuna, è venuta in nostro soccorso la passione che condividiamo per la cucina.

Mio marito e io abbiamo sempre amato cucinare l’uno per l’altra e stupirci con prelibati manicaretti. Da quando abitiamo insieme, il momento della preparazione dei piatti è diventato ancora più importante per noi e per il nostro benessere di coppia:

In cucina come nella vita siamo l’uno la spalla dell’altro.

vita di coppiaCosì, passato il primo duro periodo dopo la nascita di nostro figlio, ci siamo sforzati, nonostante la stanchezza di fine giornata, di non comprare i cibi già pronti ma di riprendere a farlo insieme. Allora, quasi senza accorgercene, abbiamo ricominciato a dialogare, anche solo per mezz’oretta tra una zucchina, un pentola e un bicchiere di vino; concentrati su quello che stavamo facendo, avevamo ripreso a raccontarci le nostre giornate e anche i momenti di silenzio erano tornati a essere attimi positivi e non pesanti vuoti, segno solo della nostra stanchezza.

Naturalmente poi crollavamo ugualmente sul divano a discutere sulla catarsi della pupù di nostro figlio ma questa, credo, è storia da genitori.

Ovviamente, non pretendo di sostenere che questa sia la medicina universale di tutte le coppie, per curare i momenti di crisi o di maggiore stress. Certo, se cucinare non è una vostra passione, non vi servirà un granché. Il principio però si può applicare a qualsiasi altra attività, un giro in bicicletta o in moto, un aperitivo insieme, giardinaggio, bricolage, insomma tutto ciò che vi accomunava e amavate condividere con il vostro partner durante il tempo libero, prima dell’arrivo del bebè.

Diventare genitori è davvero una grande gioia ma spesso tendiamo a metterci da parte, la vita di coppia passa in secondo piano perché il nuovo arrivato assorbe tutte le nostre energie. È naturale mettere il vostro bambino prima di tutto e sarebbe impossibile agire diversamente soprattutto nel primo periodo. Ricordatevi però che anche voi e il vostro benessere siete importanti, è giusto perciò, dopo i primi mesi di assestamento dedicare dei momenti a noi stessi e alla coppia. Magari all’inizio sarà solo mezz’ora ma credetemi, anche se breve, si tratterà  di un momento in cui penserete solo a voi e vi permetterà di prendere fiato e ricaricare le pile. Se non avete nonni zii o parenti che possono tenervi il bebè per un’oretta, chiedete ad amici o vicini di casa fidati. Vi assicuro che ne guadagnerete anche in buonumore.

Ciao a tutte mammedisperate e buon week-end! ♥♥♥

 

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giugno 29, 20170

Ciao a tutte,

Trovo che la pasta fredda, durante i mesi estivi sia un vero e proprio salvavita, potete cucinarla la sera precedente così la temperatura esterna sarà più bassa e non scalderete troppo la casa. Oltretutto sarà un pasto non solo comodo da portare al lavoro, ma anche pratico da tenere pronto in frigo così non sarete costrette a mettervi ai fornelli la sera successiva ma potrete godervi un pò di sano relax, felici di avere già il pasto pronto per tutta la famiglia. Le combinazioni per i condimenti sono davvero infinite, provatela anche con verdure grigliate olive nere e formaggio Asiago, oppure con tonno pomodorini e mozzarella, con capperi acciughe e pomodori secchi, insomma chi più ne ha più ne metta.

Io ho scelto questa combinazione perchè sul mio balcone ho del buon basilico, che mio marito coltiva insieme alla menta. Trovo che che qualche fogliolina di profumatissima menta, aggiunta al  basilico, contribuisca a donare una freschezza maggiore al pesto. Al posto dei pinoli, utilizzo i semi di zucca, di girasole e di lino che, oltre ad essere ricchi di proprietà benefiche, di omega3, sali minerali e vitamine, favoriscono il riposo notturno e doneranno una piacevole croccantezza al pesto.

 

Pasta fredda al pesto, pomodorini e mozzarella

Tempo di preparazione

20 minuti

 

 Ingredienti per 4 persone
Per il pestopesto a modo mio ingredienti

70 g. basilico fresco ben lavato e asciugato

10 foglioline di menta fresca.

50 g. di olio extravergine di oliva 

5 g. di semi di zucca

5 g. di semi di girasole

5 g. di semi di lino

 ½ cucchiaino di sale grosso 

30 g. di parmigiano grattugiato

1 cubetto di ghiaccio frantumato

Per la pasta

500 g. di pasta corta ( a me piace mischiare due formati che hanno lo stesso tempo di cottura, ad esempio mezze penne e farfalle)

10-15 pomodorini datterino

200 g. mozzarella ( se preferite un sapore più deciso usate la mozzarella di bufala ma fatela scolare bene prima di aggiungerla alla pasta)

100 g. di pesto 

Sale grosso (per la cottura della pasta)

Preparazione

Tagliate a cubetti i pomodorini e la mozzarella. 

Mettete a bollire l’acqua per la pasta, nel frattempo preparate il pesto. 

Prima di procedere a preparare il pesto assicuratevi di avere tutti gli ingredienti pronti da aggiungere in fretta perché il basilico e la menta non vanno frullati troppo a lungo, altrimenti anneriranno e perderanno il bel colore verde acceso che li caratterizza. Mettete lame e boccale a raffreddare in frigo e al momento di frullare inserite nel boccale, insieme al basilico, la menta e il sale un cubetto di ghiaccio frantumato (potete frantumarlo in un canovaccio con il pestacarne), la bassa temperatura aiuterà mantenere la brillantezza del verde delle foglie. 

In un mixer inserite il basilico la menta, il sale, i semi di zucca, lino e girasole, il ghiaccio.

Frullate pochi secondi, unendo a filo l’olio.

Trasferite il composto in una ciotola e unite a mano il parmigiano grattugiato, mescolando con un cucchiaio.

Potete conservare il pesto in frigorifero in una vaschetta di vetro, coperto di olio, per un paio di giorni. Se volete congelarlo eliminate il ghiaccio dal procedimento.  

Una volta cotta la pasta, scolatela, sciacquatela velocemente sotto l’acqua fredda, per aiutarla a raffreddarsi più velocemente, poi mettetela in una ciotola con un pò d’olio perchè non si attacchi. 

Quando la pasta sarà tiepida/fredda, conditela con il pesto, i pomodorini e la mozzarella. 

Abbinamento al Vino calice-di-prosecco

Trovo che il Prosecco di Valdobbiadene, con le sue bollicine e il suo aroma che ricorda la frutta estiva, esalti la freschezza di questo piatto. 

 

Buon appetito, al prossimo post!


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giugno 28, 20171

Ciao a tutte,

Il post di oggi vuole essere un omaggio a tutte le donne, presenti e passate, che si sono applicate e ingegnate in cucina. Chef professioniste ma anche donne comuni che da sempre mettono in tavola pranzi, cene, merende, colazioni, piatti più o meno elaborati per sfamare, consolare, stupire parenti e amici.

Nella mia famiglia è sempre esistita una grande passione per la cucina. Nessun professionista del settore, ma tante donne di diverse generazioni che hanno dedicato il loro cuore e il loro tempo ai fornelli.

Le mie nonne, materna e paterna, le bisnonne, le prozie, mia mamma. Ognuna di queste fantastiche signore ha dato il proprio contributo al grande volume, in fascicoli sparsi, che spero prima o poi di riuscire a riordinare, della storia culinaria della nostra famiglia, una storia che, tra le mura del focolare domestico e sopra i camini a legna, le cucine economiche e i moderni forni, ha poggiato magiche pentole piene di golosi intrugli per circa cento anni, attraversando le due grandi guerre.

Sembrano così distanti eppure, se ci pensiamo bene sono dietro l’angolo gli anni in cui, stremate dal secondo grande conflitto mondiale, le abili mani delle nostre bisnonne preparavano ricette di recupero con pochi poveri ingredienti, cercando di ingegnarsi per rendere meno triste la loro tavola.

Quasi invisibili agli occhi del mondo esterno, le donne durante la guerra, quelle che non erano impegnate a far da staffetta tra i partigiani, combattevano la loro silenziosa battaglia per la resistenza. Trascorrevano le loro giornate percorrendo estenuanti camminate verso la campagna, per racimolare magari solo un uovo o un briciolo di farina; in lunghe file davanti a negozi, giorno dopo giorno sempre meno forniti, per conquistare qualche misero ingrediente e ingegnarsi a cucinarlo con quanta più fantasia possibile. Tutti i loro sforzi erano volti a portare in tavola un pranzo o una cena, il più dignitosi possibile, per i loro figli e mariti.

Alcune di loro scrissero manuali di cucina, per spiegare alle altre come sfamare la famiglia, utilizzando la scarsità di materie prime a disposizione. Voglio citarvi una di loro, che sento in parte mia conterranea perché, come mia madre, ha origini mantovane. Si tratta di Amalia Moretti Foggia, terza donna medico in Italia che, con lo pseudonimo di Petronilla, pubblicava nel 1941 le sue Ricette per tempi eccezionali.

Questa donna diede un contributo alla cucina del risparmio fornendo ricette, per esempio, per la preparazione della maionese con pochissimo uovo, pochissimo olio, limone e una patata. “Pestate pestate pestate” ripete Petronilla alle sue contemporanee, “pestate pestate pestate” e ne uscirà una maionese densa e spumosa, alla quale dovrete aggiungerci acqua da quanto sarà soda più dell’originale, ricca di uova e olio. Le sue istruzioni sono sempre condite, da bravo medico qual era, con consigli sull’igiene alimentare, fatto che oggi ci sembra ordinario ma nell’Italia popolare di quei tempi non lo era affatto.

Sarebbe davvero una grossa perdita se questa donna, straordinaria e all’avanguardia per i suoi tempi, passasse inosservata ai posteri. Senza nulla togliere al sig. Artusi e al sorprendente contributo che diede alla storia della cucina italiana, dietro alla cui opera si cela peraltro un’altra fantastica donna, la sua governante Marietta Sabatini.

È giusto rendere giustizia ad Amalia come a tante altre donne mamme, nonne, mogli comuni che nell’arco degli anni e dei secoli hanno provveduto, senza esigere onori o glorie, a tramandare le nostre tradizioni culinarie e a saziare gli appetiti, anche in momenti difficili.

Forse qualcuno potrà dire che la il mestiere dello chef è più adatto al genere maschile e che poche donne possono reggere il ritmo frenetico delle cucine professionali e forse quel qualcuno non ci permetterà di entrare nella sua preziosa cucina. Pazienza dico io, tutto questo è solo l’ennesimo segno della discriminazione che le donne sono costrette a subire. Di tutta risposta mi limito a citare alcune chef italiane stellate che con amore, pazienza, devozione portano avanti a livello professionale la nobile arte della cucina. Parlo di Cristina Bowerman, Viviana Varese, Anna Dente, Marianna Vitale, Alice Delcourt, Aurora Mazzucchelli ma non solo, parlo anche di tutte le altre chef professioniste che svolgono questo mestiere, con tanta forza e tanta tenacia.

È necessario che invece noi che cuciniamo per passione o magari anche solo per saziare la nostra famiglia noi, donne di ogni giorno, alziamo la testa e la voce e ci impegniamo a portare avanti la memoria del nostro Paese, dedicandoci con orgoglio alla cucina di tutti i giorni. Probabilmente non saremo mai in grado di cucinare piatti altamente sofisticati e scenografici, ma abbiamo la fortuna di guardare negli occhi familiari e amici mentre mangiano le nostre semplici pietanze, di poche pretese.

«La cosa straordinaria» mi raccontò una mia cara amica dopo aver cucinato un piatto di polpette al sugo per il suo bimbo di quattro anni «è che dopo averle assaggiate non mi sembravano poi così prelibate, ma lui, mangiandole, mi fissava con gli occhi che brillavano di gioia: “Sono le polpette più buone che io abbia mai mangiato, mammina!”. Non ho mai cucinato con grande passione,» aggiunse, «ma quel giorno mi sono sentita la cuoca migliore del mondo.»

Il bambino non dimenticherà mai le polpette della sua mamma, per lui saranno sempre le migliori del mondo e tra molti anni ricorderà ancora il sapore e il volto della mamma mentre gliele cucinava.

La cucina è memoria femminile!

Ciao a tutte, al prossimo post

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