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luglio 4, 20170
Ciao a tutte,
oggi voglio darvi un accenno al tema del mio libro: le donne, le mamme e il lavoro.
Ovviamente non vi parlerò del libro nella sua integrità, vi dirò soltanto che una parte l’ho dedicata ad un sondaggio.
Basandomi su alcune esperienze che ho vissuto in prima persona, ho sviluppato un questionario sul tema donna e lavoro e l’ho somministrato ad un numero abbastanza cospicuo di donne, residenti in Italia. Niente di scientifico quindi, semplicemente opinioni a confronto su quello che vuol dire, oggi, essere una donna con una famiglia alle spalle, sulle soddisfazioni o i disagi che viviamo quotidianamente, sulle difficoltà che incontriamo nell’incastrare tutti i nostri impegni di donne lavoratrici, di mogli, di madri.
Come vi dicevo non voglio, in questa sede, svelarvi  il contenuto del libro voglio solo riportarvi, con qualche mia considerazione finale, la testimonianza di una di loro, una giovane donna italiana, che però oggi non risiede in Italia perché qualche anno fa si è trasferita in Germania, dove vive con suo marito e la sua piccola bimba di due anni.
Queste sono alcune delle sue parole per rispondere alle mie domande:
“Lavoro part-time 25 ore alla settimana come barista per una grossa catena di caffetterie, conosciuta e presente in tutto il mondo, non mi sono mai sentita discriminata nella vita per il fatto di “essere donna”,né per la mia età, né per il mio aspetto fisico. Non mi sono mai sentita discriminata semmai aiutata e quasi privilegiata, per il fatto di essere una futura mamma e ora una mamma, sul mio posto di lavoro (sono l’unica donna-mamma nonché la più anziana, sia dal punto di vista lavorativo che anagrafico).
Sono relativamente soddisfatta del tempo che riesco a dedicare alla mia famiglia perché ho un orario di lavoro, studiato a tavolino col mio capo, che mi permette di stare tutto il pomeriggio con la bimba dopo che è stata al nido e ho i weekend e tutte le feste comandate libere, cosa difficile nel nostro settore dato che siamo aperti 365 giorni l’anno. Mi lasciano libera anche per compleanni di famiglia, se desidero giorni particolari, posso chiedere di averli liberi e al 99,9% li ottengo. Mi sento estremamente rispettata dal mio capo e dai miei colleghi, che mai si lamentano dei miei privilegi. Certo per mantenerli, devo svegliarmi molto presto la mattina e quindi a volte sono stanca ma la vedo come un “dare e avere”: il mio capo non è tenuto a darmi gli orari di cui ho bisogno e a lasciarmi a casa nei weekend, quindi vedo il tutto come equo, per questo motivo lavoro volentieri le mie ore e mi sento trattata equamente.
Nel Paese in cui vivo, il sistema di sostegno è particolarmente forte da parte del governo: per ogni figlio si percepiscono 192€ al mese, dal terzo figlio 198€, dal quarto 223€, fino al completamento degli studi, anche se i ragazzi vivono fuori casa. Ne hanno diritto tutti i bambini, indipendentemente dal reddito familiare.
Dopo la nascita del figlio, si possono prendere fino a tre anni di pausa dal lavoro (di cui uno viene pagato al 67% ) e alcune aziende, come ad esempio la mia, offrono la possibilità di stare a casa fino a 5 anni, mantenendoti il posto di lavoro.
Il padre ha diritto a 2 mesi di paternità che possono diventare di più, accorciando quelli della madre.
Nella regione in cui vivo, quindi non in tutta la Germania, esiste una particolare agevolazione per mandare i bambini al nido e alla scuola materna a costo zero per 30 ore la settimana, divise in 5 ore al giorno, pasto incluso per tutti, figli di disoccupati compresi. Le ore in più di cui si necessita vengono pagate in base al reddito, numero di figli ecc, un buon metodo per agevolare il rientro della madre al lavoro, dopo il periodo di maternità.
Un discorso a parte e molto più articolato, riguarda le mamme che non lavorano o che si trovano a gestire il figlio/i da sole. Ricevono aiuti ma non so in che misura.
In caso di urgenza estrema e di impossibilità momentanea dei genitori di prendersi cura dei figli per alcune ore, esiste un sistema statale, che manda una persona a casa per l’urgenza.
Importante per il portafoglio ritengo anche il fatto che tutte le medicine (anche omeopatiche), eventuali vaccini e visite da qualsiasi dottore sono a carico dell’assicurazione sanitaria che in Germania è privata ma per chi non ha lavoro la paga lo Stato.
Concludo dicendo che sì, sembra tutto bellissimo e molto ben organizzato ma torneremo comunque presto in Italia  e ci rimetteremo in gioco perché confido ancora che la nostra meravigliosa Italia possa smuoversi e migliorare. Sembra tutto rose e fiori qui ma forse sono stata semplicemente fortunata io ad incontrare persone rispettose e umili nel mio cammino lavorativo, anche perché la mia azienda si basa su modelli forti, provenienti dal sistema americano in cui il rispetto per i lavoratori è fondamentale in base al motto: “happy workers=happy customers=happy bank account!
Ci tenevo a riportarvi le sue parole, in primo luogo perché condivido pienamente il suo pensiero finale, viviamo in una terra meravigliosa, ricca di storia, un luogo che trabocca di cultura e passione.
Da italiana lo dico a gran voce e senza vergogna amo la nostra terra, sono fiera della mia nazionalità e non vorrei essere in nessun altro posto, se non qui!
Da donna e da mamma però, non posso dire la stessa cosa e lo affermo piena di rammarico. Siamo costrette a vivere in una continua dicotomia tra l’essere donne, mamme e l’essere delle lavoratrici efficienti, il che significa doverci assimilare in tutto e per tutto ad un uomo. Siamo onesti, in una famiglia il carico di lavoro di una donna è nettamente superiore di quello maschile e allora perché noi donne fatichiamo così tanto ad ottenere nella società un riconoscimento per quello che facciamo, non ultimo in termini di sostegno economico alla famiglia?
Non voglio proseguire oltre, lascio a voi le considerazioni del caso, con la speranza che, quando sarà pubblicato abbiate voglia e tempo di leggere l’opinione che, non solo io ma anche molte di voi, hanno sulla questione.
Concludo solo con questa considerazione: sono un’idealista, questo è vero, me lo dicevano fin da bambina. Ricordo ancora che un amico, eravamo poco più che adolescenti, mi diede severamente della sciocca sognatrice, non chiedetemi riguardo a cosa perché non lo ricordo assolutamente, però ricordo ancora nitidamente le sue parole: ” Ma svegliati ed esci dall’Ovetto Kinder!!!”
Sorrido ancora quando ci penso, perché dopotutto aveva ragione, sono un’inguaribile sognatrice e a volte mi ritaglio una realtà tutta mia, in cui gli ingranaggi si incastrano perfettamente senza intoppi, in cui è facile distinguere ciò che è bene da ciò che è male, in cui non esistono né le vie di mezzo, né i grigi.
Forse dovrei rassegnarmi è vero, la realtà oggi è davvero molto distante dal mio mondo ideale ma sono convinta che la bambina che è dentro di me non voglia farlo. Credo invece che continuerò a nutrire la speranza che il futuro migliore ci sia, qui in Italia, che ci sarà prima o poi una vera e concreta iniziativa a livello nazionale, per agevolare le famiglie e le donne e chissà, magari nascosto da qualche parte nel nostro Bel Paese c’è qualcuno più qualificato di me in materia, che, allo stesso modo, crede che i sogni si possano realizzare, se lo vuoi fermamente.
Da parte mia continuerò a sperarlo, per me, per tutte noi ma soprattutto per il futuro dei nostri figli.
Ciao a tutte, al prossimo post
AnnaritaS.

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giugno 28, 20171

Ciao a tutte,

Il post di oggi vuole essere un omaggio a tutte le donne, presenti e passate, che si sono applicate e ingegnate in cucina. Chef professioniste ma anche donne comuni che da sempre mettono in tavola pranzi, cene, merende, colazioni, piatti più o meno elaborati per sfamare, consolare, stupire parenti e amici.

Nella mia famiglia è sempre esistita una grande passione per la cucina. Nessun professionista del settore, ma tante donne di diverse generazioni che hanno dedicato il loro cuore e il loro tempo ai fornelli.

Le mie nonne, materna e paterna, le bisnonne, le prozie, mia mamma. Ognuna di queste fantastiche signore ha dato il proprio contributo al grande volume, in fascicoli sparsi, che spero prima o poi di riuscire a riordinare, della storia culinaria della nostra famiglia, una storia che, tra le mura del focolare domestico e sopra i camini a legna, le cucine economiche e i moderni forni, ha poggiato magiche pentole piene di golosi intrugli per circa cento anni, attraversando le due grandi guerre.

Sembrano così distanti eppure, se ci pensiamo bene sono dietro l’angolo gli anni in cui, stremate dal secondo grande conflitto mondiale, le abili mani delle nostre bisnonne preparavano ricette di recupero con pochi poveri ingredienti, cercando di ingegnarsi per rendere meno triste la loro tavola.

Quasi invisibili agli occhi del mondo esterno, le donne durante la guerra, quelle che non erano impegnate a far da staffetta tra i partigiani, combattevano la loro silenziosa battaglia per la resistenza. Trascorrevano le loro giornate percorrendo estenuanti camminate verso la campagna, per racimolare magari solo un uovo o un briciolo di farina; in lunghe file davanti a negozi, giorno dopo giorno sempre meno forniti, per conquistare qualche misero ingrediente e ingegnarsi a cucinarlo con quanta più fantasia possibile. Tutti i loro sforzi erano volti a portare in tavola un pranzo o una cena, il più dignitosi possibile, per i loro figli e mariti.

Alcune di loro scrissero manuali di cucina, per spiegare alle altre come sfamare la famiglia, utilizzando la scarsità di materie prime a disposizione. Voglio citarvi una di loro, che sento in parte mia conterranea perché, come mia madre, ha origini mantovane. Si tratta di Amalia Moretti Foggia, terza donna medico in Italia che, con lo pseudonimo di Petronilla, pubblicava nel 1941 le sue Ricette per tempi eccezionali.

Questa donna diede un contributo alla cucina del risparmio fornendo ricette, per esempio, per la preparazione della maionese con pochissimo uovo, pochissimo olio, limone e una patata. “Pestate pestate pestate” ripete Petronilla alle sue contemporanee, “pestate pestate pestate” e ne uscirà una maionese densa e spumosa, alla quale dovrete aggiungerci acqua da quanto sarà soda più dell’originale, ricca di uova e olio. Le sue istruzioni sono sempre condite, da bravo medico qual era, con consigli sull’igiene alimentare, fatto che oggi ci sembra ordinario ma nell’Italia popolare di quei tempi non lo era affatto.

Sarebbe davvero una grossa perdita se questa donna, straordinaria e all’avanguardia per i suoi tempi, passasse inosservata ai posteri. Senza nulla togliere al sig. Artusi e al sorprendente contributo che diede alla storia della cucina italiana, dietro alla cui opera si cela peraltro un’altra fantastica donna, la sua governante Marietta Sabatini.

È giusto rendere giustizia ad Amalia come a tante altre donne mamme, nonne, mogli comuni che nell’arco degli anni e dei secoli hanno provveduto, senza esigere onori o glorie, a tramandare le nostre tradizioni culinarie e a saziare gli appetiti, anche in momenti difficili.

Forse qualcuno potrà dire che la il mestiere dello chef è più adatto al genere maschile e che poche donne possono reggere il ritmo frenetico delle cucine professionali e forse quel qualcuno non ci permetterà di entrare nella sua preziosa cucina. Pazienza dico io, tutto questo è solo l’ennesimo segno della discriminazione che le donne sono costrette a subire. Di tutta risposta mi limito a citare alcune chef italiane stellate che con amore, pazienza, devozione portano avanti a livello professionale la nobile arte della cucina. Parlo di Cristina Bowerman, Viviana Varese, Anna Dente, Marianna Vitale, Alice Delcourt, Aurora Mazzucchelli ma non solo, parlo anche di tutte le altre chef professioniste che svolgono questo mestiere, con tanta forza e tanta tenacia.

È necessario che invece noi che cuciniamo per passione o magari anche solo per saziare la nostra famiglia noi, donne di ogni giorno, alziamo la testa e la voce e ci impegniamo a portare avanti la memoria del nostro Paese, dedicandoci con orgoglio alla cucina di tutti i giorni. Probabilmente non saremo mai in grado di cucinare piatti altamente sofisticati e scenografici, ma abbiamo la fortuna di guardare negli occhi familiari e amici mentre mangiano le nostre semplici pietanze, di poche pretese.

«La cosa straordinaria» mi raccontò una mia cara amica dopo aver cucinato un piatto di polpette al sugo per il suo bimbo di quattro anni «è che dopo averle assaggiate non mi sembravano poi così prelibate, ma lui, mangiandole, mi fissava con gli occhi che brillavano di gioia: “Sono le polpette più buone che io abbia mai mangiato, mammina!”. Non ho mai cucinato con grande passione,» aggiunse, «ma quel giorno mi sono sentita la cuoca migliore del mondo.»

Il bambino non dimenticherà mai le polpette della sua mamma, per lui saranno sempre le migliori del mondo e tra molti anni ricorderà ancora il sapore e il volto della mamma mentre gliele cucinava.

La cucina è memoria femminile!

Ciao a tutte, al prossimo post

Guarda le mie Ricette


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giugno 27, 20170

Ciao a tutte,

non voglio iniziare questo articolo con le solite lamentele fini a sé stesse o pensereste che io sia una di quelle madri che se ne sta tutto il santo giorno a crogiolarsi tra pannolini sporchi, panni da lavare e secchi traboccanti di autocommiserazione. Vi chiedo di portare pazienza per il tono retorico del discorso ma credo sia giusto condividere anche i pensieri e i fatti più scomodi.

Vi pongo una semplice domanda senza verbi, aggettivi o complementi, una parola soltanto:

Discriminazione?

Datemi della presuntuosa ma credetemi, la domanda è assolutamente retorica. Cancelliamo l’ipotesi e sostituiamola seduta stante con un punto esclamativo.

Discriminazione!

Ecco cosa siamo costrette a vivere tutte noi, donne, mogli, madri quotidianamente.

E a tutte voi che leggendo state pensando “ma questa cosa sta dice? Io non mi sento e mai mi sono sentita discriminata per il mio essere donna”, chiedo solo di riflettere con attenzione alle righe seguenti e dare a sé stesse una risposta sincera.

Avete mai sentito nessuno, strombazzando contro un automobilista, imprecare e urlare: “D’altra parte cosa ci si può aspettare, al volante c’è una donna!”, oppure usare altre formule meno originali, entrate addirittura nei luoghi comuni, come: “Donna al volante pericolo costante”, “Donne e motori gioie e dolori”?

Ebbene credo che nella vita di ognuna di noi sia accaduto che qualcuno suonasse il clacson per farci capire, in modo poco amichevole di darci una mossa o spostarci dalla sua traiettoria, oggigiorno viviamo tutti in una corsa continua e instancabile, sempre preda di un’incredibile fretta, saremmo capaci di suonare anche al piccione che sosta sulla nostra carreggiata per farlo spostare prima che il semaforo diventi rosso. Beh datemi pure della femminista sfegatata se volete ma, tornando alla suonata di clacson, non credete che almeno una delle volte in cui vi hanno strombazzato, lo abbiano fatto appiccicandovi addosso l’epiteto di “Donna incapace al volante?” Beh care lettrici, non credo che sia necessario che vi dica che questa è discriminazione bella e buona! Oltretutto lasciatemi aggiungere che tra la mia cerchia di conoscenze ci sono molti più uomini poco abili in auto, rispetto alle gentil-signore!

Ancora un altro esempio, siete donne di successo nel mondo del lavoro? Lavorate in un ambiente prettamente maschile e vi siete fatte strada a suon di sgomitate?

Certo può essere che per arrivare dove siete abbiate dovuto fare qualche favore, ingraziarvi il capo o così via, può essere invece che l’azienda in cui lavorate sia particolarmente meritocratica e non faccia distinzioni di genere ma siate sincere, non vi è mai giunta all’orecchio la voce:

“Chissà cos’avrà fatto per ingraziarsi il suo capo?!”

Questa non è quindi discriminazione?

Certo, non vivo nel mondo delle favole e non nego che tali episodi possano accadere, può capitare di atteggiarsi in modo particolarmente gentile per ottenere maggiore considerazione ma mi chiedo perché solo le donne e non gli uomini dovrebbero usare questi “audaci mezzi” per scalare le vette aziendali?

Perchè una donna di successo dovrebbe aver usato una strada preferenziale mentre il suo analogo di sesso maschile sarà al contrario meritevole?

Questi episodi accadono, è un dato di fatto ma si verificano per le donne così come per gli uomini. La meritocrazia è così difficile da ottenere che, se serve qualche piccolo aiuto per arrivare al traguardo tanto ambito di una promozione, si cede a qualche vezzeggiativo in più per conquistare il proprio superiore.

Il punto della questione in realtà è un altro. Il fatto è che, a parti invertite l’uomo in questione riceverebbe chissà quante pacche sulle spalle da amici e colleghi per la bella prodezza, una donna al contrario subirà una miriade di appellativi poco educati. Quindi, ricapitoliamo questo assioma fondamentale della nostra società:

Uomo che si fa il suo capo per ricevere una promozione = un gran figo!

Donna che si fa il suo capo per ricevere una promozione= una gran vacca!

Ancora una volta siamo di fronte a discriminazione!

Vogliamo analizzare poi quanta fatica deve fare una donna che ama il proprio lavoro ma anche la propria famiglia? Il mondo del lavoro oggi è ancora prettamente maschile e purtroppo siamo ancora ben distanti dall’utopia che una donna possa raggiungere il successo o più banalmente la soddisfazione lavorativa alla pari dei suoi colleghi uomini. Fortunatamente oggigiorno stanno aumentando le aziende “in rosa” dove i vertici sono occupati da colletti bianchi “in gonnella” o comunque dove c’è rispetto e considerazione anche per le esigenze del personale femminile con una famiglia alle spalle ma, a mio parere, sono ancora troppo poche.

Vivete costantemente in bilico tra lavoro e famiglia, destreggiandovi meglio di un equilibrista circense?

donna tuttofareSe doveste mai lamentarvi dello stress che siete costrette a vivere ogni giorno, cercando di incastrare tutti gli impegni come se la vostra vita fosse un enorme puzzle, sapete cosa vi risponderebbero? Che il segreto per vivere felici è sapersi accontentare.

Si certo dico io, sapersi accontentare come no, io sarei davvero davvero felice di potermi accontentare! Considerando però che mio marito ha uno stipendio medio, anche ipotizzando di eliminare tutti i vezzi estetici tipo cerette, manicure, trucco e parrucco, tanto l’adorabile creatura che mi sono sposata (lo dico sempre con amore ovviamente) nemmeno se ne accorgerebbe se, tornato a casa dal lavoro, trovasse Carlo Cracco invece di sua moglie dietro ai fornelli della nostra cucina. Dicevo, anche eliminando tutte le spese extra, come si può pensare che una famiglia media, con figli a carico, riesca ad arrivare a fine mese con uno stipendio soltanto? Quando mi chiedete di accontentarmi e vivere con meno, intendete forse senza acqua, luce, gas? Giusto per capire perché, per quanto ammiri la comunità e la filosofia Hamish, la vedo poco attuabile qui da noi. Dunque, appurato che sapersi accontentare non contempla che una donna possa esimersi dal lavoro retribuito (tralascio la questione della soddisfazione personale), forse per accontentarsi intendete che chieda al mio capo un part time o mi cerchi un lavoro mezza giornata… ah ecco si, ora è tutto chiaro, prendo meno ma passo più tempo con i miei figli e la mia famiglia e mi accontento, rinunciando a qualche extra, beh ditemi dove devo firmare e lo faccio subito! Peccato però che in fondo al contratto ci sia anche una piccola clausola, quasi illeggibile ma fondamentale: “Offerta è vincolata alla disponibilità di mercato”. Ecco, lo sapevo che c’era il “barbatrucco”! Ottenere un part time dal proprio datore di lavoro o peggio ancora essere alla ricerca di un lavoro per mezza giornata soltanto è oggigiorno un’impresa praticamente impossibile! Avrei forse più probabilità di vincere il Giro d’Italia io che la bicicletta l’ho presa in mano l’ultima volta in quinta elementare. Anche in questo caso perciò parliamo di utopia!

Bene, concludo tutto questo lungo discorso.

Secondo la mia modesta opinione, noi donne e mamme di oggi assomigliamo più agli dei dell’Olimpo, dotate di poteri soprannaturali, più che a semplici esseri umani. Premesso ciò, va detto che le lamentele fini a sé stesse sono davvero poco “divine”, cerchiamo perciò di usare i nostri immensi super-poteri per trovare una soluzione al problema. Anche il cambiamento più piccolo e apparentemente insignificante potrà portare in voi una maggiore serenità. Ecco 3 semplici consigli:

  • Non tacete mai il vostro pensiero e non soffocate la vostra voce.

Conoscete il detto: “l’unione fa la forza?”. Bene, se vi sentite discriminate, alzatevi e parlate, confrontatevi con altri perché un coro farà sempre maggior rumore di una singola voce. Il silenzio è spesso la strada più facile ma è anche il peggiore alleato del nostro benessere interiore, un problema taciuto si ingrandisce sempre di più e prima o poi rischia di esplodere causandovi molto dolore. Trovare la forza di esprimere un disagio potrà invece aprire una strada davanti a voi, una via che prima vi sembrava chiusa e magari scoprirete che altri vorranno percorrerla con voi. Forse il risultato non sarà una rivoluzione ma una cosa è certa: vi sentirete meglio con voi stesse, il che, direi, è già un gran traguardo!

  •  Concedetevi dei momenti solo vostri.

Viviamo in una realtà in cui alcune dinamiche sono ancora lontane dal migliorare. Se non potete modificare ciò che vi circonda, cambiate voi in prima persona. Ricavatevi degli spazi per dedicarvi a voi stesse e sentirvi meno frustrate a fine giornata. Ne beneficeranno anche i vostri figli e vostro marito, se sarete più sorridenti.

  • Chiedete aiuto.

Come fare a ricavarsi degli spazi, se tra lavoro e famiglia siamo sempre oberate e non abbiamo quasi il tempo per respirare?

papà figlio lavatriceImparate a delegare, a chiedere aiuto e a fidarvi degli altri. È vero che i nostri mariti sono spesso restii alle faccende domestiche, ma è altrettanto vero che a volte siamo proprio noi donne a volerci arrangiare. Permettete loro di aiutarvi, anche se magari non saranno precisi e accurati come voi nel caricare la lavastoviglie o stendere il bucato, riuscirete così a ricavarvi quella mezz’ora di tempo da dedicare a ciò che vi fa stare bene. Se poi i signori uomini si dimostreranno restii ad aiutarvi beh, impegnatevi a fondo per spingerli a contribuire alle faccende domestiche.

bambini preparano la tavola

Lo stesso vale per i bambini che possono ad esempio dare una mano a preparare la tavola, spreparare ecc. Se ognuno darà il suo contributo, il carico di lavoro che avrete sulle spalle sarà molto più leggero.

 

 

Non esiste una ricetta universale per spronare i nostri mariti ad aiutarci ma una cosa è certa, ognuna di noi dentro di sé, conosce alla perfezione i punti deboli del proprio partner, beh il mio consiglio è usateli per arrivare allo scopo.

Per quanto mi riguarda, ho trovato la mia strada per la spazzatura. Il mio maritino pigro e stanco dopo la lunga giornata lavorativa, nei primi anni di matrimonio, faticava a portarla fuori e, continuando a rimandare la questione, andava a finire che si dimenticava di farlo, così mi ritrovavo il balcone traboccante di immondizia puzzolente. Con la nascita di nostro figlio, la situazione è peggiorata perché i pannolini usa e getta sono molto pratici ma di sicuro non profumano nel bidone dei rifiuti. Dovevo trovare una soluzione.

Bene, decisi di ammutinarmi e non muovere più nemmeno un dito in fatto di spazzatura; prima o poi pensai, farà schifo anche a lui avere il terrazzo terribilmente sporco e maleodorante. Non vi nego che la cosa non è stata affatto semplice, perché ho dovuto chiudermi occhi e naso per parecchi mesi prima di ottenere il mio piccolo traguardo ma alla fine ce l’ho fatta! Mio marito ha riordinato e lavato tutto il terrazzo e non dimentica più nemmeno una volta di portare fuori l’immondizia la sera.

Attualmente sono alla ricerca di una soluzione per spronarlo a tenersi in ordine armadio e cassetti che periodicamente mi tocca mettere a posto, visto che spesso non trovo nemmeno un posticino per riporci i panni stirati. Vi terrò aggiornate sull’esperimento 😉.

Ultima cosa prima di salutarvi, se non l’avete già vista, guardatevi questa bellissima pubblicità degli elettrodomestici Indesit #Doittogether, molto significativa direi… http://doittogether.indesit.it/

Ciao a tutte, al prossimo post